«Ma i più disgraziati, dice citando queste righe il signor Reclus nella sua Guida di Londra, sono quelli che non hanno neppure una cassa di carrozza, e che durante le notti di nebbia e di neve non hanno altro vantaggio che di passeggiare nelle vie o nei larghi viali che circondano certi parchi. Quantunque a Londra non manchino delle locande dove si dorme a due pence per notte, tuttavia vi sono alle volte migliaia di persone che non hanno neppure questo poco danaro per procurarsi un sì abbietto asilo. Sotto le arcate della piazza di Covent-Garden passeggiano, tutte le notti, poveri affamati aspettando con ansietà lo spuntare del giorno. Nei periodi di miseria, sì frequenti per mancanza di lavoro in diversi rami d’industria, dalle quattro alle cinque di sera, si vedono dei miserabili prendere posto sui banchi di Pall-Mall e del Bird-Cage-Walk, attorno a Saint-James’s Park; qualche volta la gente si affolla e si urta per avere un posto; giacchè è meglio essere almeno seduti sopra una panchetta di legno che coricarsi per terra ai piedi di un albero. La notte, il policemen che deve far eseguire la sua consegna, sveglia i dormienti per avvertirli essere proibito di dormire sulle panchette dei passeggi. «Noi non dormiamo, passeggiamo,» rispondono quei liberi cittadini inglesi, ed il policemen continua la sua strada. Nelle notti dal sabbato alla domenica, i dormienti sono più rari sulle panchette di Saint-James’s Park e sotto le arcate di Covent-Garden: i miserabili in tali notti passeggiano attorno ai gin-palaces, nella speranza di trovare in terra delle monete di rame o d’argento perdute dagli ubbriachi.»

A tutti gli autori, dai quali ho preso sì numerosi estratti, bisognerebbe aggiungere Mayhew, tanto popolare nella Gran Brettagna, e la cui opera interessante e notevolissima: London labour and London poor, Londra operaia e Londra povera, denuncia senza riguardo agli abitanti della ricca metropoli tutte le vergogne delle loro piaghe sociali.

Ma quali palliativi si potrebbero applicare a tanta miseria? Il pauperismo è desso un vizio irrimediabile, una piaga che le società moderne devono accettare senza speranza di esserne mai liberate? Le grandi città sono forse invariabilmente condannate ai tristi spettacoli di cui Londra ci presentò or ora un saggio? Ecco ciò ch’io domandava a me stesso ritornando dalla mia escursione notturna in White Chapel, e mi sembra che, per poco si preoccupi del movimento sociale e della vita morale dei popoli della nostra epoca, ciascheduno dei nostri lettori deve farsi la stessa domanda. Qual è dunque il più sicuro mezzo di arrivare alla rigenerazione delle classi povere? Io ne vedo uno soltanto che sia incontrastabile: l’istruzione, l’educazione! Gli Inglesi fecero molto in questo senso, ma meno ancora della Svizzera e della Germania. Nella Svizzera ci sono perfino dei cantoni dove non esistono poveri. Le istituzioni pie, come le sale d’asilo, i work houses, i ricoveri di mendicità, le società di beneficenza, non possono che apportare un rimedio al male; ma non lo arrestano alla sua sorgente; e poi non giovano ai poveri vergognosi, che arrossiscono di mettere in mostra la loro miseria, d’implorare apertamente il soccorso altrui. Le società di temperanza non correggono mai che la minima parte dei beoni; le società bibliche, i sermoni a cielo aperto, che sono tanto in uso a Londra[3], non restituiscono punto il sentimento religioso all’uomo degradato che ne ha perduto l’istinto. Certe ordinanze municipali non fanno che aumentare il male. Che giova esigere il riposo della domenica, se dopo l’ora degli uffici le bettole, le taverne, chiuse per un momento, si riaprono, e se il robinetto che versa birra non si chiude un momento in tutto il giorno? I bevitori si accalcano alla porta ed aspettano di potere entrare, occupazione che ne vale bene un’altra, ed i vostri regolamenti di polizia non tendono che a provocare nella via dei tumulti.

La predica all’aria aperta a Londra.

Per combattere utilmente il pauperismo e tutto il corteo di vizii ch’e’ trae seco, bisogna ad ogni costo spargere l’educazione; è questo il modo migliore ed il più certo di rialzare il livello morale ed intellettuale delle masse, e di infondere loro l’abitudine del risparmio, la sola che possa condurle al benessere. Sotto questo rapporto un curioso tentativo fu fatto a Londra nell’organamento dei piccoli lustrascarpe e spazzacamini. Alcune persone caritatevoli formarono un reggimento di poveri ragazzi abbandonati, senza genitori, diedero loro un’educazione ed uno stato, invece di lasciarli vagabondare nelle vie, abbandonati al loro solo capriccio. Ci sono molti motivi per isperare che essi saranno un giorno buoni cittadini; intanto essi lavorano, imparano, risparmiano un piccolo peculio, e sono altrettante vittime strappate ad una miseria certa, e forse al vizio più abbietto. L’educazione! l’educazione! e coll’educazione il lavoro, ed il pauperismo scomparirà, e non si dirà più esservi come al presente in Londra centoventi mila individui senza tetto, ladri, truffatori, pick-pockets, vagabondi o mendicanti; e che ogni anno nei tre regni si contano fino al di là di dieci mila fanciulli al disotto di dieci anni condannati per crimini o delitti! Qual bosco di banditi diventerebbe il Regno Unito, e quale incessante minaccia sarebbero per la società europea queste classi abbiette, se non esistessero le colonie, questo immenso scolatoio della Gran Brettagna! Soltanto l’emigrazione irlandese per gli Stati Uniti, l’Australia e le Indie trasporta ogni anno al di là dei mari cento mila poveri; ma le colonie non posson bastare, giacchè non tutti, anche fra la gente disperata, acconsentono ad espatriare al di là dei mari. E d’altro lato noi vedemmo la poca efficacia degli altri palliativi adoperati contro il pauperismo. Le casse d’assistenza, di risparmio, di soccorso, non rimedierebbero esse stesse che incompletissimamente al male. Bisogna tagliarlo alla radice; bisogna impartire l’educazione al povero fino dalla sua più tenera infanzia. Si elevino nella gran città delle scuole, scuole gratuite, scuole della domenica, scuole dei poveri (ragged schools), le si chiamino come si vuole; e mentre si insegna gratuitamente ai fanciulli, si aprano anche delle scuole serali gratuite per gli adulti, uomini e donne, e non si tarderà a provare i benefici effetti dell’istruzione così liberamente, così largamente sparsa nel popolo! Un gran passo fu fatto, senza dubbio, ma resta a farne uno più grande, e non saranno certo gli Inglesi, che non si fermano mai, una volta che si son messi sopra una buona strada; non saranno essi che esiteranno di andare fino alla meta.

Bisogna aggiungere che un altro buon mezzo per moralizzare le classi miserabili è pur quello di procurar loro dei divertimenti innocenti e morali allo stesso prezzo di quelli forniti dai perniciosi stabilimenti che essi frequentano. Mayhew insiste sopra questo punto. Si moralizzi dunque il popolo istruendolo e divertendolo, ma lo si moralizzi; altrimenti questa schifosa piaga sociale che si chiama pauperismo, e che estende sempre più i suoi guasti negli Stati moderni, non scomparirà giammai. L’Inghilterra, più di alcun’altra nazione, forse appunto perchè è una delle più potenti, va soggetta a questo male. Dia essa l’esempio di tentare di estirparlo, combatta questo mostro; perseguiti fino nei loro ultimi recessi la miseria, l’ignoranza, il vizio; e tutti quei mali, che sono per essa una vera onta nazionale, svaniranno per sempre.

FINE.

NOTE:

[1] Era ben tenuta, ma la notte vi costava ben più cara che alla Casa delle penne di gallina di Pekino, di cui parla il padre Huc nel suo Impero Chinese. Là gli operai non pagano, secondo il celebre e spiritoso missionario, che mezzo centesimo per notte e sono coricati al caldo e sulla piuma. «Una sala grandiosa è coperta in tutta l’estensione del suo pavimento di un alto strato di piuma di gallina. I mendicanti ed i vagabondi che non hanno casa, vanno a passare la notte in questo immenso dormitorio. Uomini, donne, fanciulli, giovani e vecchi, tutti vi sono ammessi. V’ha del comunismo in tutta la forza ed il rigore della parola. Ognuno si fa il suo nido e si accomoda alla sua maniera in questo oceano di piume e dorme come può. Quando vien giorno bisogna battersela, ed un incaricato dell’impresa riceve alla porta il sapecco fissato dalla tariffa. Per fare omaggio, senza dubbio, al principio d’eguaglianza, non si ammetta il sistema dei mezzi posti, ed i ragazzi sono obbligati a pagare come i grandi.