«Nei primi tempi della fondazione di quest’opera eminentemente filantropica e morale, l’amministrazione della casa delle penne di gallina forniva una piccola coperta a ciascheduno dei suoi ospiti, ma non si tardò molto a modificare questo punto del regolamento. Avendo i comunisti dello stabilimento contratta l’abitudine di portar via le coperte per venderle o farne un vestito supplementario durante i freddi rigorosi dell’inverno, gli azionisti s’accorsero che correvano rapidamente ad una rovina completa ed inevitabile. Sopprimere intieramente la coperta sarebbe stato troppo crudele e poco decente; bisognava dunque cercare un mezzo capace di conciliare gli interessi dello stabilimento col buon trattamento dei dormienti. Ecco in qual modo si pervenne alla soluzione di questo problema sociale. Si fece fare una immensa coperta di feltro, di una dimensione talmente prodigiosa, che potesse coprire tutt’intero il dormitorio. Durante il giorno essa è sospesa al soffitto come un baldacchino gigantesco. Quando tutti sono coricati e bene accomodati nella piuma, la si fa discendere col mezzo di diverse carrucole. È bene notare che si ebbe cura di praticare in questa coperta una infinità di buchi, dai quali i dormienti possono metter fuori la testa per non asfissiarsi. Appena giorno si alza la coperta falansteriana; ma prima si ha la precauzione di dare un segnale a colpi di tam-tam per isvegliare quelli che dormono profondamente, ed invitarli a ritirare la loro testa, onde non essere presi pel collo ed alzati in aria colla coperta. Si vede allora quella immensa nidiata di mendicanti brulicare e sprofondarsi in mezzo ai fiotti di quella piuma immonda, mettersi indosso in un attimo i loro miserabili cenci, e spargersi quinci in numerose bande nei quartieri dalla città per cercarvi in un modo più o meno lecito i mezzi di sussistenza.» (Huc, L’Impero Chinese, 1862.)
[2] In fatto di quartieri poveri non può esister confronto tra Londra e Parigi. Gli oscuri recessi della City, oggidì fortunatamente scomparsi, le più luride viuzze dei quartieri Mouffetard, San Vittore, San Marcello, non sono tanto stomachevoli, e non nascondono tante miserie e tanti vizii, quanto i quartieri di Londra di cui parliamo. Bisogna scorgere una ragione di questo fatto nella differenza di carattere dei due popoli, nella diversità dei loro costumi, delle loro leggi; e poi Parigi è molto meno popolato di Londra, e non è come questa il porto metropolitano del mondo intiero.
[3] I sermoni all’aria aperta sono uno degli spettacoli che sorprendono maggiormente il forestiero di fresco arrivato a Londra. Tutte la sere, e soventi durante il giorno alla domenica, sui passeggi, sulle piazze più frequentate, nelle vicinanze degli squares, certi uomini dal volto austero, vestiti di nero, in cravatta bianca, il capo scoperto, una Bibbia sotto il braccio, si mettono a leggere ed a predicare. In sulle prime li ascolta un passaggiero, poi due, infine la folla si accalca, le carrozze si fermano, uomini e donne, soldati e civilians, grandi e piccoli circondano gravemente il predicatore. Con una voce lenta, sorda, misurata, al pari di molti ministri protestanti quando predicano o spiegano la Bibbia, uno di questi predicatori recita imperturbabilmente la sua arringa; non una parola, non un grido beffardo sfugge all’uditorio. Questa calma che non si smentisce mai, è uno dei tratti caratteristici della nazione inglese. A Parigi se la polizia permettesse al primo venuto di predicare all’aria aperta, non resisterebbe questi due minuti contro i lazzi, i motteggi, e fors’anche contro i proiettili, non foss’altro, dei biricchini.
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