— E che cosa farete appena sbarcato?

— Ma!

Ci guardammo. Era proprio il caso, come dicono i giornali, di omettere i commenti.

Egli fumava tranquillamente la sua pipa, guardando l'orizzonte nero. La sua famiglia se ne stava rincantucciata nella carrozza, con gl'involti sulle ginocchia, tutti pensierosi. La madre aveva in braccio un bimbo di pochi mesi, e un altro bimbo d'un paio d'anni che le dormiva col capo sulle ginocchia.

Forse mentre scrivo queste parole essi son tutti in un mucchio, sfiniti dal digiuno, con gli occhi fuor del capo, pallidi come cadaveri, rotolanti da due o tre giorni l'un sull'altro nel sudiciume, e agghiacciati dal terrore del naufragio, dentro a un camerone di terza classe d'un bastimento italiano, sbatacchiato come un guscio di noce dalle onde enormi dell'Atlantico, a duemila miglia di lontananza dai due mondi.

Oh! arrivino salvi alla nuova terra, con quei due bimbi sani, povera gente, e vi siano accolti con carità, e vi trovino il pane e la pace.

I DIFENSORI DELLE ALPI

Al Colonnello Federico Queirazza

Comandante del 2º Reggimento alpino.

Riuscii a infilarmi nell'ultimo grande palco di destra nel punto che v'entrava il signor Rogelli, spingendosi innanzi la lunga cugina inglese, la signora Penrith, venuta apposta da Torino, e non trovammo più che tre palmi di panca all'entrata, dove stava aspettando da un'ora quella beata faccia d'agronomo, che mi aveva accompagnato a Cavour. Il buon Rogelli era trionfante. Quell'idea del ministro della guerra, di radunare nella sua città natale, nell'occasione delle grandi esercitazioni estive, tutti e venti i battaglioni alpini, per celebrare il decimo anniversario della loro istituzione con una sfilata solenne davanti al Re d'Italia, era, per lui, un'idea sublime; e da quindici giorni urlava quell'aggettivo per tutti i caffè di Pinerolo, offerendo del Campiglione a quanti gli facevano coro, e dicendo roba da chiodi dei giornali che avevan gridato allo sperpero del danaro pubblico. Vi son dei capi originali dei cittadini maturi e pacifici, che s'innamorano d'un Corpo dell'esercito, come certi artisti dilettanti, d'una data scuola di pittura; e non bazzicano che quelli ufficiali, s'infarinano dei loro studi, ripetono i loro discorsi, in modo che a vederli e a sentirli chi non li conosce li scambia con antichi ufficiali del Corpo che adorano: il che è la più dolce delle loro soddisfazioni. Il signor Rogelli era di questi, e aveva la passione degli Alpini: una passione che gli vuotava la borsa, ma gli riempiva la vita. Egli era amico intrinseco di maggiori e di capitani, teneva dietro alle compagnie nelle escursioni in montagna, pagava da bere ai soldati, raccoglieva fotografie di gruppi, conosceva a fondo il servizio, e aveva sulla palma della mano la topografia delle zone e sulla punta delle dita la tabella del reclutamento. Non vedeva nell'esercito che gli Alpini, e gli pareva che riposassero sopra di loro tutte le speranze d'Italia. Non era proprio un ramo, era un ramocello di pazzia: il suo amor di patria aveva le mostre verdi e portava la penna di corvo. Una passione schietta, peraltro, e nobile, in fondo: nata dall'amor della montagna, dov'era cresciuto, e dalla simpatia per l'esercito, in cui aveva un fratello, e da vari altri gusti e sentimenti, di cacciatore, d'acquarellista, di gran mangiatore e di buon figliuolo, mescolati e riscaldati da una fiammella segreta di poesia, che mandava fuori una volta all'anno la scintilla d'un cattivo sonetto. E per ciò era raggiante di gioia quella mattina, e appena mi vide, mi gettò un sonoro: — Ci siamo! — accennandomi la lunga fila di palchi imbandierati che il Municipio aveva fatto inalzare nella gran piazza, a destra e a sinistra del padiglione del Re. Il Municipio aveva fatto le cose per bene. Il signor Rogelli si stropicciò le mani, levò dal braccio della signora il canestrino di fiori, per ridarglielo al momento opportuno, e prese posto in piedi, appoggiato a una delle antenne della tenda, nell'atteggiamento d'un generale vittorioso.