— Ma tutti e due.

Apriti cielo! Mi sarò ingannato, perchè non l'ho potuto vedere in viso; ma dalla punta dei baffi e dall'accento con cui disse: — Ricorrerò alla direzione — m'è parso quello stesso personaggio, soprannominato Tintura Migone, che aveva fatto una scena simile sulla linea della barriera di Nizza. Discese, voltandomi le spalle, all'angolo di via Plana, e lo vidi andar con la famiglia al Teatro Gerbino a spendere sessanta volte la moneta per cui aveva alzato tanta polvere. O miseranda pitoccheria signorile, che per vanità o per piacere butta via lo scudo da una parte e letica il soldo dall'altra con una tenacia rabbiosa che fa avvampar dalla vergogna chi veste gli stessi panni! O razza spregevole d'esosi, che con infinite piccole taccagnerie spandete intorno a voi tanti semi d'ira e d'avversione, veri eccitatori dell'odio fra le classi sociali, quando finirete di disonorarvi dieci volte al giorno per cinque centesimi?

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Mi è caro il tranvai anche perchè mi dà modo di studiare i bambini, che per la strada mi sfuggono. Lì posso averli sotto gli occhi per un po' di tempo e ammirarli a mio comodo, in specie sulle giardiniere, grazie al vezzo che hanno tutti d'inginocchiarsi sulle panche, dando le spalle ai cavalli, e di appoggiarsi alla spalliera come a una balaustrata di terrazzino, col viso rivolto verso i passeggieri. Faccio ogni giorno qualche conoscenza. Già due volte, tornando a casa dal Giuoco del pallone, ho potuto ammirare così una bambina di due anni, che padre e madre portano ogni sera verso le sei a fare il giro dei Viali. M'è simpatica questa buona coppia, un Taddeo e una Veneranda sulla quarantina, tutti e due piccoli, rotondi e floridi come i famosi amanti del Giusti, con l'aria di gente contenta dei propri affari. E scommetterei che quella bambina è il frutto unico e tardivo dei loro placidi amori, venuto quando più non lo speravano dopo averlo desiderato per molti anni, tante son le cure e le carezze di cui l'affollano, divorandola con gli occhi, tanta è la compiacenza con cui si sorridono a vicenda a ogni suo gesto e a ogni sua parola e ringraziano con lo sguardo chi la guarda e le sorride. Questa sera stava inginocchiata sulla panca in fondo e guardava me, ritto in faccia a lei, col visetto volto in su, come avrebbe guardato la Mole Antonelliana: un visetto rotondo di madonnina, illuminato da due begli occhi azzurri e incorniciato in una finissima capigliatura castagna, tagliata alla scozzese sulla fronte e ricadente sul vestitino color di rosa. E sorrideva vagamente, guardandomi, come se si ricordasse d'avermi già visto un'altra volta, con quella strana espressione tra di benevolenza, di curiosità e di canzonatura, tutta propria dei bimbi, che par che dicano: — Chi sei? Perchè mi guardi? Che vuoi da me? — e intanto moveva le labbra e gonfiava ora una guancia ora l'altra come se masticasse qualcosa. A un tratto si mise una mano in bocca e poi la tese aperta verso di me per mostrarmi quello che aveva sulla palma: un pezzetto di caramella; poi balbettò una parola che non capii, si rimise la caramella in bocca e riprese a sorridermi, dondolando la testina da una spalla all'altra. E io la guardavo, la guardavo, ostinato a cercare il segreto di quel fascino divino dell'infanzia, che, non parlando, ci dice mille cose dolcissime, confuse, lontane, quasi sovrumane, impossibili a tradursi in parole; della potenza di quello sguardo vago, che non penetra nell'anima nostra, ma davanti al quale si nascondono, friggono, si disperdono tutti i pensieri tristi ed impuri come un branco d'uccelli notturni al raggio dell'alba. E in cuor mio le dicevo: — Guardami, guardami ancora, fa fuggir le misere vanità, gli odî ignobili, le menzogne vili, l'egoismo, l'orgoglio; fa fuggir ogni cosa.... — Ma un cane che correva dietro al tranvai la distrasse dall'opera purificatrice, e non mi fu più possibile di ricondurre la sua attenzione da quel cane sulla mia persona, nemmeno mettendole una mano sotto il mento; benchè, per istinto amorevole, essa appoggiasse sulla mano la guancia. Quella carezza fece voltare il padre e la madre, sorridenti. Domandai loro che età avesse la bimba. Non si può dir l'accento con cui mi risposero a una voce: — Ventitrè mesi. — Non avrebbero detto con un altro accento: — Abbiamo ventitrè milioni. — Sentii che quel numero segnava per loro la data d'una seconda vita, che diceva da quanto tempo era discesa sulla loro casa la benedizione e la gloria. Com'è dolce augurare sinceramente il bene ai propri simili! Sentii una gioia vera a dir loro tra me: — Siate felici, vi sia lasciata sempre, possa non aver mai un brivido di febbre, mai un nodo di tosse, mai una notte agitata, mai il viso pallido neppur per un'ora!

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Sullo stesso tranvai, tre sere dopo, ritrovai l'operaio lombardo del desbotonass, quello che m'aveva dato del politicon perchè non m'ero voluto sbottonare sull'argomento della politica. Aveva anche questa volta festeggiato la domenica, e lo diceva il ciuffo che gli dondolava sulla fronte, e la cicca che gli spenzolava dalle labbra; ma era frenato dalla moglie, una donnina secca, più attempata di lui, seduta al suo fianco. Appena mi vide, mi piantò in faccia gli occhi lustri: tremai che mi riconoscesse e la ricominciasse con lo Zavattari; ma non mi riconobbe. Borbottò non so che della rivoluzione di Candia; voleva andare a Candia; e bruscamente, alzando la voce, mi fece la proposizione d'andar con lui. Ma lo distrasse il campanello del Viatico che passava dall'altra parte del Corso San Maurizio. E allora ebbe un litigio con la moglie. Quasi tutti, sul tranvai, si scopersero il capo; egli no. Sua moglie gli disse di scoprirei: non volle.

— Ma non rispetti nemmeno il Santissimo? — gli ripetè la donna, in dialetto piemontese, e allungò la mano per afferrargli il cappello. Egli si dibattè violentemente, dandomi delle spallate. — Dagh on taj — gridò — Corpo d'on...! Mì rispetti i idej di alter, vuj che rispetten i mè.... Mì sont per la libertaa del pensiero....

Ma la donna riuscì a scoprirlo; egli strepitò: poi, ripreso il suo cappello, per rifarsi, se la pigliò col fattorino perchè faceva fermare il tranvai per far salire la gente.

— Io faccio il mio dovere —, rispose quello; — non ha da salir chi vuole?

No, non aveva da salir chi voleva, e per questa buona ragione: — Cosa vœur dì tranvai? Tranvai el vœur dì marcià.... marcià semper, e se el se ferma tutt'i moment.... l'è minga pu on tranvai, l'è una tartaruga!