Tornato accanto a noi, egli porse lo scontrino a una graziosa ragazza in capelli, salita un momento prima sulla piattaforma, con un grosso involto di panni sotto il braccio; la quale mostrò di compiacersi assai dell'atto e del sorriso cortese con cui egli prese i suoi due soldi e le disse grazie, inchinandosi leggermente. Il fattorino rientrò; il professore domandò alla ragazza: — Vuol diventare contessa?

Quella lo guardò, stupita.

— Ma sì, — riprese l'amico; — non ha che da innamorare quel fattorino, che è un conte.

La ragazza diede in un gran ridere; poi, accennando col piede il canestrino della colazione posato contro il parapetto della piattaforma, disse: — I conti non mangiano lì dentro.

Noi confermammo ed essa continuò a ridere; ma, cominciando a dubitare, arrossì un poco, e si mise a guardare il giovane, che era dentro il carrozzone, con una curiosità viva, che diventò seria a poco a poco, come se le sorgesse dietro un sentimento di pietà. E forse per dissimulare questo sentimento tornò a sorridere. Ma si rifece seria da capo e, messo fuori un mah! pensieroso, espresse il suo pensiero con questo proverbio filosofico: — Il mondo è fatto a scala....

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Sì, uno strano mondo veramente; e scopersi appunto in quei giorni, perdurando la pioggia, che in nessun modo se ne può veder meglio la stranezza che di dentro al carrozzone, osservando tutto ciò che passa di volo nel finestrino di faccia, quando si corre per una delle vie principali. È la lanterna magica della vita pubblica, la più bizzarra fuga delle più disparate immagini che si possano incalzare nella mente d'un febbricitante che sogna. Ecco una gran donna seminuda, dipinta a colori di pesca, che vi offre una bottiglia enorme d'un liquore miracoloso, e cede il posto subito all'annunzio d'una conferenza agraria; al quale succede una vetrina di decorazioni cavalleresche e una vetrina di burattini, e poi il vano d'una stradetta oscura della vecchia Torino e il cartellone della Figlia di madama Angot e il fondo nero d'una chiesa, stellato dalle candele accese dell'altar maggiore, nel momento che un gruppo di devoti uscenti alzano la tenda della porta. La cornice rimane immobile per pochi secondi inquadrando una gran testa di maiale esposta nella vetrina d'un salumaio; poi racchiude successivamente l'interno d'una bottega dove una bocca squarciata urla una liquidazione volontaria, l'annuncio del Fonografo a dieci centesimi, le Vergini di Torino, romanzo a dispense, e una vetrina piena di cedole e di marenghi, nell'atto che vi specchia la sua miseria una povera donna in cenci, con un bimbo al seno e uno per mano. Si va di tutta corsa, e nella cornice che fugge passano con rapidità crescente una elegante signora senza testa, col prezzo fisso sul petto, un uomo scorticato dalla fronte ai piedi, che vi mostra tutti gli organi dipinti, e cinquanta lire di mancia per chi ritrovi una cagna; e poi, più a rilento, un angolo di giardino tropicale, pieno di ananassi e di banani, e L'assassinio della corriera di Lione, dramma in sette quadri, “con sparo di pistole sul palco„, e le teste d'una ragazza e d'un giovanotto che amoreggiano al banco in fondo a una tabaccheria. Segue un'altra breve fermata, durante la quale il finestrino vi presenta un annunzio d'Indulgenza plenaria affisso alla porta d'una chiesa; e avanti da capo, a precipizio, l'immagine colorita d'un biciclista che par che v'irrompa addosso, il Pagamento gratuito dei coupons, la Colonia Eritrea a volo d'uccello, una gran madonna di porcellana che guarda il cielo e un giocatore che guarda il pallone in aria, seguìti istantaneamente da un crocchio di signori che bevon la birra dietro un lastrone di cristallo e da un piroscafo imbandierato che porta all'altro mondo mille affamati. L'occhio e il pensiero riposano per un breve tratto in cui non passa che l'assito nudo d'una casa in riparazione; e poi ricominciano a incalzarsi più rapidi gli abiti fatti, i libri di lusso, gli specifici portentosi, le ghiottonerie, la Società di Cremazione, il Cinematografo, il Sapone della Vergine, intercalati di cento grida stampate: — O anemici! — Tutti al Bazar! — Leggete tutti! — Incredibile! — Inarrivabile! — Occasione unica! — che vi par di sentirvi risuonare nell'orecchio; fin che, al momento di sboccar nella piazza, vi appare nel finestrino, ultima visione, un piccolo cane agitantesi sull'alto d'un carro carico e latrante furiosamente non si sa a chi o a che cosa.... forse a quel carnevale strambo della vita, a quella confusione matta di cose e di idee, a quella fuga ciarlatanesca di vanità, di pompe, di promesse, di menzogne e d'insidie, che gli dà le vertigini e gli muove la bile.

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Qui trovo segnato fra gli appunti un cambiamento generale nello stato psicologico dei tranvaioli (la bella parola non è mia: la coniò una povera pazza che saluta ogni giorno i passeggieri del tranvai a vapore di Pianezza da una finestra della Villa Cristina). “A una settimana d'acquate essendo succeduto un sereno fermo e un calore torrido e secco, succede alla musoneria, come nei primi giorni dell'estate, un sovreccitamento nervoso, che fa le discussioni più vivaci, la mimica più scomposta, la galanteria più ardita, e mette ogni tanto in volto alla gente delle vampe improvvise, da parer che piglin fuoco come covoni di paglia.„ Tra i più eccitati trovai una mattina Carlin, sopra una giardiniera dei Viali, acceso in viso e col berretto per traverso. Quando salii, tuonava contro l'Impero Ottomano: le notizie dei combattimenti seguiti in Macedonia con la peggio dei Turchi l'avevano invasato d'odio bellicoso contro i Turchi; ai quali imprecava morte e distruzione, mostrando il pugno a quello ch'egli credeva l'Oriente. Ma mutò a un tratto discorso, e teso il pugno proprio dalla parte opposta alla Svizzera, inveì contro Zurigo per la cacciata degli operai italiani, dicendo che si dovevan mandare centomila uomini, con gli alpini alla testa, contro quei patatucchi, a snidarli da quelle case che avevamo fatte noi, — noi — diceva, picchiandosi la mano sul petto, — noi, con le nostre sacrosante mani. — Poi si rasserenò alquanto parlando della mandata del Commissario civile in Sicilia, che per lui era un vicerè, dispotico di far quel che voleva. Ma anche su questo argomento si rinfiammò subito. — Per quella gente che non sta mai quieta, che non vuol intender ragione, non c'è altro che la mano di ferro d'un vicerè, che possa ridurla al dovere. — E diceva questo senz'aver la più vaga idea delle condizioni dell'isola, per un puro sentimento atavico d'idolatria del potere, per la compiacenza che gli dava il pensiero d'una qualsiasi forza che vincesse e comprimesse un'altra forza, fuori d'ogni considerazione di giustizia e di diritto. In fine, venne a una conclusione profonda: tutto il mondo andava per traverso; c'eran miserie e guai da per tutto; di contenti non c'eran che quelli che facevano all'amore. — Rien que l'amour, — disse con un sorriso che diede alla sua faccia un'espressione affatto nuova per me. — Avere una donnina che ci voglia bene, e fessla bonna, far la dolce vita insieme, così, come quei due là, che son sempre attaccati l'uno all'altro come due spicchi d'arancia, sempre d'amore e d'accordo, come se li avesse maritati nostro Signore in persona.... — E la coppia che m'accennava, sulla terza panca davanti a noi, eran proprio i piccoli sposi di borgo San Donato, che non avevo più visti dopo quel giorno alla barriera di Casale.

Potei veder bene lei perchè stava seduta un po' di fianco, col viso voltato indietro, in ammirazione di tre splendidi bambini biondi, con le vestine bianche ricamate; il più piccolo dei quali era tenuto sulle ginocchia da una balia in gran gala. La gestazione avanzata aveva ridotto anche più smunto e compassionevole quel suo povero viso a cui la natura aveva negato ogni grazia femminina e perfin la freschezza giovanile; ma vi splendeva in quel punto la dolcezza soave di quel primo sentimento della maternità, che in ogni bambino fa vedere alla sposa un fratello della creatura che aspetta, e istituire dei confronti amorosi fra quello e l'immagine che essa vagheggia; e questi pensieri balenavano nella bontà dei suoi occhi quando essa fissava il più piccolo di quei tre bimbi; il quale fissava lei e le sorrideva. Certo, guardando quello, essa parlava al suo. — Tu non sarai un piccolo signore come questo, — gli diceva forse, — la tua mamma è povera, non ti potrà mai vestire a quel modo; ma, in compenso, sarà la tua nutrice lei, ma non t'addormenterai mai su altro seno che sul suo, ma avrai tante cure, tanto amore quanto ne possa avere il figliuolo d'un principe; e se non sarai bello, se non sarai florido come questo, io t'amerò egualmente, io t'amerò anche di più, io sarò altera e felice lo stesso di tenerti sulle ginocchia così, di dire al mondo che sei la mia creatura, di consacrarti tutte le mie forze e tutta l'anima mia. — Ed era così intento e così affettuoso il suo sguardo che la balia, a un dato punto, indovinando forse i suoi pensieri, sollevò un poco il bimbo di sotto alle ascelle, e glielo porse; e quella, spinto il capo innanzi vivamente, come un'assetata alla fonte, lo baciò come potè, sulla testa, tre volte, avidamente, con gli occhi raggianti di tenerezza e di gratitudine....