—Avanti!—tuona la nota voce.
Un moto subitaneo in tutta la colonna, un fremito, un sussurro; poi quiete.—Avanti!—ripetono i capitani.
Avanti dunque, su, alla collina. La compagnia ch'è alla testa indugia un istante dinanzi ad una prima siepicella che le fa inciampo; le compagnie che seguono le si accalcano dietro; la colonna pesante si serra, oscilla, ondeggia dall'un capo all'altro sull'ineguale terreno; poi si rompe, si allarga, si restringe, si allunga, si ricompone, torna ad accalcarsi con vece continua, a subiti impeti, a subite fermate, a passi ineguali, a sbalzelloni. Chi è alla coda ora è balzato indietro dallo zaino di chi precede, che lo urta nel petto; ora su chi gli è avanti si precipita improvvisamente e lo spinge in su barcolloni; chi è alle ali, sbattuto di qua e di là a fiancate, a colpi di gomito, a urti di zaino, va su serpeggiando e vacillando, a capo basso e a gambe larghe. Qui una siepe: su le gambe, alti i fucili. Lì un fosso: svelti, è passato. Qua un rialzo di terra: animo, sopra, senza scomporsi. Là un intreccio di rami che scendono sul viso: via colla mano, giù le teste. Una vite fa intoppo: giù una sciabolata, è a terra, avanti. Erbe, arbusti, siepi, viti, solchi, sentieri, tutto si sforma, tutto cade, tutto sparisce sotto quell'onda, sotto quel peso, sotto quella pesta precipitosa, sotto quella moltitudine scatenata. Qua il terreno si fa erto d'un tratto e sassoso: il piede scivola, molti cadono; su coi gomiti, su, forza, in piedi, avanti. I più si aiutano colle mani, col calcio del fucile, colle ginocchia; i tronchi, le zolle, le pietre, le radici, tutto serve di presa alla mano convulsa; la turba s'arrampica, striscia, s'abbarbica, qui densa, là rada, scompigliata, sparsa; ma tenace, ma risoluta, ma rabbiosa. E intanto le forze vengono meno, e il sole ci saetta, ci arrovella, e qui, dentro il petto, si brucia.... Non monta; coraggio; un'occhiata in su a veder quanto resta:—poco.—Un'occhiata indietro:—una lunga striscia di caduti tendono le braccia; molti tentano di rialzarsi; indarno; ricadono.—Ci siamo, quasi; ci avranno già scorti; a momenti.... Oh!—Un sibilo, lungo, acuto, stridente, rabbioso passò sulle teste della colonna. Un lieve grido, un profondo fremito, tutti a terra.—Su quelle teste!—tuona la nota voce; quando si sente il fischio è passata—Tutti in piedi; ci siamo; ci han veduti; serriamoci; giù le baionette, svelto il passo: sotto.[1]—Un altro sibilo più lungo, più sottile, più mordente, più vicino, più spaventoso: tutti a terra.—Su perdio! figliuoli!—sempre quella voce;—guardatela in faccia la morte. Niente paura.—Un altro fischio; un altro; tutti illesi; siamo al sicuro; eccoci sulla vetta; alto; aspettiamo.
NOTA
[1] Sotto, in linguaggio militare, significa «serrate» ossia fatevi innanzi così da stringer bene le file.
Tutti girano l'occhio intorno meravigliati: che pianura immensa, stupenda! Il cielo, com'era, purissimo ne concedeva allo sguardo le lontananze estreme. Da un lato, lontano lontano, monti e dietro monti ed altri ancora, alti, azzurri, chiari; dall'altro lato pianura, sempre pianura. Tutta quella superficie verde appariva solcata qua e là da lunghe e sottili strisce bianche, che s'intersecavano in molti punti e si perdevano fra gli alberi lontani, sollevando in certi tratti grossi nuvoli di polvere che apparivano, percossi dal sole, candidissimi, e si allungavano lentamente nella direzione delle vie; quelle strisce bianche erano le vie che avevamo fatto il mattino; quei nuvoli rivelavano l'avanzarsi di alcune colonne italiane. Poche casuccie qua e là, mezzo nascoste fra gli alberi, com'avessero paura, e non volessero vedere che cosa accadeva lassù. Di sotto poi, proprio sotto, spettatrice avanzata e silenziosa, Villafranca. Dall'altra parte, verso i nemici, certe macchie scure in mezzo al verde dei campi ed uno sfolgorìo interrotto di baionette, che ora si avanzavano, ora sostavano, ora accennavano a destra, ora a sinistra, quasi fossero incerte sul dove dirigersi e procedessero circospette. Più presso a noi, sempre sul piano, cinque, parevano, o quattro cannoni austriaci che faceano un trarre continuato e lento. Dalla parte opposta, e proprio ai piedi del nostro colle, tiravano continuatamente come i primi, ma più a rilento, altrettanti cannoni dei nostri. Dietro a noi, alle falde d'una collina vicina, si vedeva un denso fumo bianco e crepitava un rapido fuoco di fila; era l'ala estrema d'un'altra divisione. Null'altro vedemmo, o, almeno, null'altro mi ricordo d'aver veduto. Stavamo là ad aspettare, contemplando quello spettacolo meraviglioso.
Nei momenti di profonda concitazione, quando ci freme dentro la mente, qualche affetto supremo, spesse volte, quasi inconsapevole di ciò che segue nel cuore, si distrae a poco a poco da se stessa, e vaga e si abbandona dietro le immagini e i pensieri più fanciulleschi e più strani, come se quella che scorre fosse un'ora della vita consueta, un'ora oziosa e tranquilla. Così, scorgendo un campanile lontano, io pensai:—È domenica. Quella gente là stamane si è vestita a festa, è uscita gaiamente per le vie, e poi è andata in chiesa, e poi ha sbrigate le sue faccende come tutte le altre volte, queta, contenta.... È un giorno come un altro per loro. Chi sa se sapranno che cosa accade qui! Eppure là in mezzo v'hanno delle madri che hanno il figlio soldato....—E internandomi in questa immaginazione, io vedeva tutte quelle donne, in chiesa, ginocchioni, raccolte, preganti, e ne spiava i volti.—Quella là; sì, quella là è la madre di un soldato.—E ad ogni colpo di cannone la vedevo impallidire e tremare....
Tutto ad un tratto, un sergente che mi stava seduto accanto, si levò in piedi, mutò alcuni passi colla testa alta, il volto sorridente e gli occhi diretti lontano, verso i monti; poi tese il braccio, puntò l'indice verso là, sostò un istante, guardò attorno ai compagni, e:—Figliuoli! gridò con voce alta e chiara, venite qua.—Molti si levarono in piedi e gli corsero attorno.—Guardate, egli soggiunse, tenendo sempre il braccio teso e l'indice appuntato. Le vedete quelle torri laggiù lontano, e quelle case?—Dove? dove?—domandarono molti altri sopraggiungendo a passi concitati.—Là, là, guardate dove segno io.—Vedo, disse l'uno.—Anch'io.—Anch'io.—Vediamo tutti.—Ebbene?
—Ebbene!—egli rispose con voce sonora e tremante:—quella là è Verona!
—Verona! Verona!—gridarono tutti, battendo palma a palma; la voce si propagò; tutto il battaglione, in un minuto, fu lì. Tutti colla faccia volta da quella parte e colle braccia tese verso quelle torri, colla bocca aperta a quel grido, guardavan là come si guarda.... Siete mai stata molto tempo senza veder vostra madre? Se foste ad aspettarla all'arrivo, avrete teso lo sguardo avidamente lungo la via per cui doveva arrivare, e quando in fondo a quella via, lontano lontano, avrete scorto un punto nero e un nuvoletto bianco di fumo e vi avrà percosso l'orecchio uno squillo di corno, signora, che cosa avete sentito nel cuore? Ciò che sentivamo noi là, beando gli occhi su quelle torri sospirate... gridando quel caro nome....