La signorina ebbe un fremito.
—Erano lassù tutti e quattro i battaglioni del reggimento—continuò l'ufficiale. All'improvviso, si sente un alto grido, tutti i soldati balzano in piedi, gli ufficiali comandano:—Al posto!,—le compagnie si riformano, e tutti zitti. Un altro grido, e tutti gli ufficiali ripetono:—Baionette in canna.—E tutti e quattro i battaglioni inastano le baionette, e poi di nuovo silenzio.—Cosa c'è? Cos'è stato?—tutti si domandano. Sopraggiunge l'aiutante del colonnello a cavallo, s'avvicina al nostro maggiore e gli dice qualcosa nell'orecchio.—Avanti!—il maggiore grida. Il battaglione si muove, oltrepassa la sommità del monte, scende la china dalla parte del nemico. Tutti que' di dentro, io fra i quali, allungano il collo e protendono il capo a destra e a sinistra per veder dove si va; ma non si riesce a veder nulla; la prima compagnia ingombra la vista. Mi volto indietro, e vedo gli altri battaglioni che ci seguono da lontano a lento passo. Tutto ad un tratto, trovandosi l'ultima compagnia sopra un rialzo di terreno, intravvedo in lontananza, tramezzo agli alberi, un movimento, un luccichìo.... Nel punto istesso sento un terribile scoppio, e acutissimi fischi a destra, a sinistra, ai piedi, sul capo, e grida strazianti a pochi passi da me, e lontano una gran nuvola di fumo bianco, e poi un grido poderoso:—Attacco alla baionetta!—Il battaglione disordinato e confuso si slancia avanti a passo di carica. Un altro grido:—Savoia!—Il battaglione prorompe in un urlo altissimo e si slancia di corsa; non si vede altro che fumo; un altro scoppio; altri fischi; avanti, avanti.... Alto! la tromba ha suonato l'alto. Dove siamo? Dov'è il nemico? Che cosa si fa? Oh che fumo! Il battaglione è tutto sparpagliato. Ecco una casa. Par che partano delle fucilate da quella casa.—Attacco alla baionetta!—s'ode gridare confusamente in mezzo alle schioppettate; il battaglione si slancia avanti; dove si va? per dove si passa? Non si vede nulla. Ah! ecco una porta; dentro in furia a baionetta calata; un cortile, i nemici, una bandiera; animo, addosso. Intorno alla bandiera c'è un baluardo di petti, irto di baionette immobili. I primi, sopraffatti, s'accasciano; sugli altri, saldi come colonne, la furia assalitrice si arresta, e qui comincia un tempestare precipitoso di colpi che si sentono e non si vedono; le baionette s'incrociano e si urtano risonando acuto; scricchiolano i fucili spezzati; urli orrendi soffocati nella strozza, e gemiti tronchi che assecondano i conati dei colpi; le armi si drizzano, la mischia si chiude, i combattenti vengono a corto; si forma un gruppo confuso degli uni e degli altri, stretti, pigiati, faccia contro faccia; impugnano le baionette, si afferrano alla gola, incrocicchiano le braccia e le gambe, si avvinghiano e si divincolano, cadono, risorgono, pallidi, ansanti, co' denti serrati, le teste scoperte e sanguinose; l'uno sente dell'altro il frequente e infuocato anelito sul viso; ad ogni tratto una faccia illividisce e un capo si arrovescia all'indietro colle pupille stravolte; il terreno è coperto di caduti; il gruppo attorno alla bandiera è rimpicciolito; l'alfiere ha toccato una baionettata nel petto.—A te!—grida con voce morente; un altro ha afferrato la bandiera. Intanto si combatte da tutte le parti della casa. Si sentono grida lamentevoli dall'interno delle stanze; si sentono tremare i solai sotto il peso dei passi precipitosi, e porte scrosciare e spezzarsi sotto i colpi de' fucili. Gli assaliti errano disperatamente di qua e di là, si rimpiattano nei cammini, dietro ai mobili, dietro le porte; gli assalitori sopraggiungono ululando, si sparpagliano, frugano, fiutano, li scoprono, li snidano, li trascinano, rigando di sangue i pavimenti e le scale; i vinti non si arrendono, i prigioni si rivoltano, si svincolano, si gettano alle finestre e si precipitano nel cortile, o son baionettati nella schiena e restano cadaveri sui davanzali; altri cerca scampo pei tetti, altri ferito e grondante di sangue si trascina carponi fuor della mischia. I difensori della bandiera sono agli estremi.—Arrendetevi!—gridano i nostri.—No! no!—essi rispondono con voce soffocata;—morte! morte!—Ad un tratto si sente un altissimo grido che fa rintronare la casa, e nello stesso punto balza fuori della mischia un soldato colla bandiera nemica nel pugno, la fronte alta e splendida, lacero e sanguinoso.—Viva!—ripetono cento grida da tutte le parti della casa. S'ode uno squillo di tromba.—Cosa? Che è stato? Ritirata? Come? Perchè? È impossibile! Zitti!—Un altro squillo di tromba e un grido tonante del maggiore:—Ritirata!—Ritirata? noi? adesso? ma proprio? Ah! è impossibile! è impossibile!—Siamo fuori della casa, il maggiore indica la direzione della strada, gli altri battaglioni sono già in moto.—Dio eterno! ci ritiriamo! Capitano! capitano, in nome del Cielo, perchè ci ritiriamo?—Il capitano senza dir nulla, si volta dalla parte del nemico e stende il braccio verso la pianura come per accennare qualche cosa. Guardo.... Era una colonna nemica che s'avanzava alle nostre spalle, lunga, sterminata, perdentesi nella lontananza della campagna: rimasi di sasso.
—Ma capitano! capitano! e gli altri corpi? le altre divisioni? dove sono? che cosa fanno? perchè non vengono?
—Mah!—egli rispose stringendosi nelle spalle.
—Ma dunque noi abbiamo perduto!—io gridai con accento disperato.
—Pare.—
Io guardai intorno i miei soldati, guardai di nuovo la colonna austriaca, guardai Villafranca, guardai quella stupenda pianura lombarda, quel bel cielo, quei bei monti.—Oh povero mio paese!—esclamai, giungendo le mani.... e piansi come un bambino.
La signorina chinò la fronte sulla palma della mano e pensò.