L'OSPITALITÀ.


Una sera, sul cadere di ottobre del mille ottocento sessantasei, un reggimento di fanteria venne colto a mezza marcia fra San Donnino e Piacenza da un così furioso acquazzone, che in pochi minuti i soldati furon fradici fino all'ossa, e la via diventò tutta un pantano. Potevano essere le nove della sera. I soldati, ravvolti il capo e le spalle nelle coperte da campo e nelle tele da tenda, tiravano innanzi lentamente e stentatamente, e nessuno parlava. Dopo un breve tratto di via il reggimento si fermò; la maggior parte dei soldati si coricarono per le prode dei fossi e presero sonno; gli altri si ripararono sotto gli alberi che fiancheggiavano la strada.

Tonava e lampeggiava maledettamente. Cessata la prima furia del temporale, s'era levato un vento a folate che spingeva di traverso una pioggia minuta e fredda da cui non v'era modo di schermirsi la faccia per quanto la s'imbacuccasse colla coperta da campo e col bavero del cappotto. A poca distanza dalla strada appariva tratto tratto, rischiarata dai lampi, una bella e signorile villetta, e fra questa e la via un piccolo giardino a scompartimenti e ad aiuole, sparso di mortelle e di vasi di fiori. Fra lampo e lampo, si vedeva muovere l'ombra di due persone sulle tendine di una finestra illuminata.

In quella stanza, stava raccolta in quell'ora la famiglia d'un ricco possidente piacentino, il quale soleva ogni anno protrarre la villeggiatura fino alla fine d'ottobre, in compagnia dei suoi figli e di una sua sorella vedova, attempata, bizzarra, e con certi fumi di boria patrizia pel capo; ma, in fondo, di buona indole e di buon cuore. Il salotto era mobiliato riccamente e illuminato da un'elegante lampadario appeso alla vôlta. Due bei bimbi si baloccavano attorno alla tavola da pranzo; un giovanetto leggeva un giornale in un canto; dall'altro lato due ragazze di diciotto in vent'anni sedevano davanti a un tavolino da lavoro discorrendo col fratello maggiore; il babbo e la sorella in piedi accanto alla finestra erano assorti in una conversazione animata.

—Con vostra buona pace—brontolava la sorella—io non partecipo nè punto nè poco ai vostri sacri entusiasmi.

—Tanto peggio per voi; avrete molte consolazioni di meno.

—Belle consolazioni! Guardate la vostra campagna in che stato vi si è ridotta con questo continuo passar di soldati. Ci siete stato nelle vigne?

—Ci son stato; e per questo? Potevano fare assai peggio. Già, più d'un grappolo per uno credo che non n'avranno preso, perchè da una mano debbon tenere il fucile, e nello zaino l'uva non ce la possono mettere senza sciuparla.