In quel punto s'udì nella strada un'armonia festosa di canti e di suoni di piffero e di zampogna.

—Sono i miei compagni che partono,—gridò il coscritto balzando in piedi con subita allegrezza.

Il mutilato si accese repentinamente nel volto, si rizzò anch'egli in piedi sorretto dalla madre e dalla fidanzata, si fece condurre sul limitare della porta, vide i coscritti che partivano, e die' loro un grido:—buon viaggio, ragazzi, buon viaggio!—Essi si voltarono verso di lui, intravidero la gamba tronca, capirono, e gli risposero tutti ad una voce:—Viva i bravi soldati!

E il nostro poveretto li ringraziava agitando le mani e scuotendo la testa, chè oramai la foga della tanta dolcezza gli chiudeva il varco alla voce.

—Viva i bravi soldati! queglino ripeterono allontanandosi.

Il mutilato fece un ultimo atto colle mani e col capo, e poi, passato un braccio attorno al collo della giovinetta che lo sorreggeva a sinistra, si volse alla madre che gli stava dall'altro lato, e, con voce interrotta dai singhiozzi, esclamò:

—Oh mamma? lo vuoi credere?... io sono contento!—

E le lasciò cader la testa sul seno.

Gli occhi di tutti i circostanti si empierono di lagrime. La musica moriva a poco a poco allontanandosi lentamente giù per la via.