—Ed io! io! come faccio a lavorare io?—e chinò la testa fra le mani scotendola in atto disperatamente sconsolato.

—Ma Carlo, ma perchè mi parli in quel modo? Ma non ci son io per te? Non ci siamo tutti? Io a cucire in bianco son buona; capirai non lo dico mica per lodarmi; con te, figurati!.... E la signora, quella tale, sai, quella della villa qui accanto, m'ha già offerto del lavoro altre volte, ed io ho sempre detto di no; ma adesso...., e tanto più quando essa saprà che sei tornato così....; ed io mi porterò il lavoro in casa, sta bene? E lavorerò accanto a te, e tu mi racconterai tutto quello che hai visto, e i paesi e le campagne dove siete passati, e se ti ricordavi sempre di me, e cosa facevi tutto il giorno, e se avevi dei compagni qui del paese, e di che cosa discorrevate fra voialtri....

E tirava innanzi su questo tenore, e si andava man mano infervorando, sempre ginocchioni davanti a lui, tenendogli una mano sopra una spalla e rigirandogli per diritto, coll'indice e il pollice dell'altra, i bottoni del cappotto ch'eran rimasti col numero alla rovescia. Le gote le si erano suffuse d'un vivo color di rosa, gli occhi le s'erano animati d'un lume soave, e la parola le scorreva dal labbro così spontanea, così calda e viva e improntata di tanta dolcezza, e v'era nei suoi gesti, nei suoi sguardi, ne' suoi sorrisi, in tutta la sua persona, e persino in quel suo umile atteggiamento tanta ingenuità, tanta grazia, che il buon soldato la guardava e la stava a sentire come un estatico, e quand'ella ebbe cessato di parlare e gli fissò gli occhi negli occhi come per domandargli d'una parola di consolazione, ei gliene diede una che la giovinetta non poteva desiderar più cara.—Oh Gigia—le disse—tu mi fai dimenticare la mia disgrazia!

—E non te la lascierò mai più ricordare!—gridò con trasporto quel buon angelo. E si abbracciarono e piansero.

La mamma aveva avuto una buona idea.

In quella, sentirono venir dall'aia un rumor concitato di molti passi e un bisbiglio confuso di molte voci. La giovinetta balzò in piedi e si scostò d'alcuni passi dal suo soldato; entrambi volsero gli occhi alla porta da cui veniva il rumore.—Dov'è? Dov'è?—gridò una voce dal di fuori. E quasi nel tempo stesso apparve un giovanotto, pallido, trafelato, senza voce; guardò intorno, e non sì tosto vide il soldato che gli fu d'un salto fra le braccia. Erano stretti amici da molti anni. Il nuovo arrivato era però assai minore d'età, e apparteneva alla seconda categoria della classe del milleottocento quarantacinque, stata chiamata, appunto in quei giorni, alle armi. E proprio quella sera, il buon giovanotto, pigliato congedo, non senza pianto, dai suoi, moveva alla volta della città, allorchè, passando dinanzi alla casa dell'amico di cui ignorava il ritorno, era stato chiamato dalla famiglia, fatto consapevole dalla sventura toccata al suo Carlo, e sospinto nelle sue braccia. Tutta la famiglia gli aveva tenuto dietro, e la madre, appena posto piede nella stanza e lanciato uno sguardo indagatore sul volto dei due fidanzati, tuttora lagrimoso, ma illuminato d'una gioia profonda, aveva tutto compreso, si era sentito al cuore un grande sollievo, e mentre suo figlio tenea il capo fra le braccia dell'amico, aveva trasfuso quel sollievo, più co' cenni che colle parole, negli altri.

Finalmente il mutilato si sciolse da quel lungo abbracciamento, fe' cenno all'amico che gli sedesse accanto, e, passato due o tre volte il rovescio della mano sugli occhi, fece capire che avea da dir qualche cosa. Tutti gli si strinsero attorno; più accosto a lui, la madre e la fanciulla.

—Sta di buon animo,—egli cominciò rivolgendosi all'amico che pareva scoraggito e triste;—sta di buon animo, camerata. Non ti lasciar pigliare da certe malinconie. Lo so anch'io che, a veder me in questo stato, ora che stai per partire, e hai lasciato la famiglia un momento fa, e devi andare a fare il soldato, e vai adesso che c'è la guerra, ti fa pena vedermi in questo stato; pensa un po' se io non lo capisco, povero giovane. Bel guadagno, tu dirai, a far quel mestiere! Ma, Dio buono, a che serve disperarsi? Bisogna farlo il soldato, volere o non volere? Sì, e dunque! tanto vale torsela in santa pace e partire si buona volontà; lo capirai anche tu. E poi, e poi.... io, già, ti dico schietto che, se era proprio destino che mi toccasse una disgrazia come questa, tra l'averla toccata qui ruzzolando giù da un carro o giù da una scala, e l'averla toccata là, preferisco là. È naturale. Non ti voglio mica dire con questo che io mi trovi contento del mio stato d'adesso; ma in fin dei conti, vedi, in questo mondo ci si ha da star poco, e quando c'è della gente che ci vuol bene, questo è quel che preme, il resto che importa? Io son tornato così come vedi; ebbene, e che per questo? Forse che mia madre, e mio padre, e qualcun altro mi vogliono meno bene di prima?—

E alzò gli occhi su di loro. I vecchi genitori, giungendo le mani, esclamarono:—Oh Carlo!—Qualcun altro non fece che lanciargli un lungo sguardo d'inesprimibile tenerezza.

—Più di prima,—egli prosegui coll'accento e col volto improvvisamente animati,—più di prima. E tutti, dopo che mi colse questa disgrazia, mi vollero più bene di prima, tutti. Se tu ti fossi trovato all'ospedale con me, avresti visto delle cose da non credersi, caro mio. Dopo una ventina di giorni ch'io era là, passò per quella città il mio reggimento; tutti gli uffiziali della compagnia son venuti a vedermi, e anche degli altri, capisci? E son venuti intorno al mio letto, e ci stettero una buona mezz'ora, e c'era il capitano che mi guardava e piangeva, e un altro uffiziale, un giovinetto senza barba, anche lui. E gli ho visto io co' miei occhi calar le lacrime giù per la faccia. E un altro uffiziale (io aveva un po' di febbre) mi posò la mano sulla fronte, e un suo vicino gli disse:—Levala, gli dài fastidio.—E mi raccomandarono al dottore e agli infermieri e mi dissero che facessi scrivere alla mia famiglia; ma senza dire che cos'era accaduto, chè n'avrebbero sofferto troppo. E tutti, dal primo all'ultimo, prima di andarsene via, mi strinsero la mano, e il più giovane, quello che comandava la seconda squadra dov'ero io, colse un momento che gli altri non guardavano e mi baciò sulla fronte, e quando fu sulla porta si voltò ancora indietro a farmi un saluto colla mano. Hai capito? E un giorno venne un generale vecchio vecchio, col petto tutto coperto di medaglie, e tanti uffiziali dietro, e si avvicinò al mio letto col berretto in mano, e anche tutti gli altri avevano il capo scoperto, ed egli, il generale, mi domandò com'io stava e dov'era stato ferito e in che modo, e quando gli ebbi raccontato tutto, mi pare ancor di vederlo, alzò gli occhi al cielo, strinse le labbra con un sospiro, e mi disse:—Fatti coraggio, figliuolo.—E poi mi strinse la mano, capisci, lui che era generale. Aveva una mano scarna scarna; era tanto vecchio! E io glie l'avrei baciata quella mano se non avessi avuto paura di mancar di rispetto; mi pareva un altro mio padre. Ah! bisogna esservisi trovati in quei momenti per poter sapere che cosa si prova! Si scorda tutte le disgrazie, si scorda. E poi, anche prima... vedrai, camerata; altro è parlarne da lontano, altro è trovarsi là, proprio là in mezzo a tutte quelle baionette, i superiori dinanzi a cavallo colla sciabola in aria, e le bandiere, e la musica, e tutte quelle grida; il cuore ti si accende, e la testa ti gira e ti gira, e la palla t'ha già colto che tu gridi ancora: Avanti....