Tutto ad un tratto scoppiò un singhiozzo. Il mutilato si svincolò rapidamente dalle braccia della madre, lanciò uno sguardo all'intorno:—Sei tu!—gridò, cogli occhi lucenti di pianto, ed aperse le braccia. La giovinetta vi si gettò con uno slancio che avea del delirio. La madre, colpita da una subita idea, si volse agli astanti, fe' loro un rapido cenno e tutti sparirono in un istante, ed essa li seguì.
La fanciulla girò l'occhio nella stanza, e, non vistovi alcuno, avvicinò in fretta una seggiola a quella del suo povero soldato, sedette, gli afferrò una mano colla manca, gli posò la destra sur una spalla, e col volto tutto sparso di lagrime e col petto ansante cominciò un dire sommesso, precipitato, rotto, affannoso, gettando all'uscio un'occhiata ad ogni ripresa di fiato, per veder se alcuno giungesse.
—Senti, Carlo, e credimi; credimi, che io ti parlo proprio col cuore; io ti voglio più bene di prima, io ti sposo più volentieri così.... come sei adesso, che se tu fossi ancora com'eri una volta; vorrei morire, guarda, morire in questo momento se non ti dicessi schietto schietto quello che sento; e se fossi tu,—sentimi, Carlo e non piangere a quel modo,—se fossi tu che non mi volessi più me, ebbene, e verrei io a pregarti colle mani giunte per essere tua, a dirti che senza di te io non posso vivere, ecco; e se tu mi rispondessi di no, io cadrei subito malata.—Ma via, non disperarti così.—E se tu non fossi ritornato dalla guerra, se io (e premette le labbra).... se il Signore m'avesse mandata questa disgrazia di doverti perdere, o che tu credi ch'io n'avrei preso un altro in vece tua? Nemmeno se fosse venuto il re, guarda. E adesso, sai, se prima ti voleva già un bene dell'anima, adesso (e in ciò dire si coperse il volto col grembiale e die' in un forte scoppio di pianto).... adesso ti starei davanti in ginocchio.
E scivolò giù dalla seggiola e cadde ginocchioni davanti a lui che, affatto fuor di sè dalla gioia, con certi gemiti tronchi, con certe voci inarticolate, e più coll'atto animato del volto che improntava divinamente il pensiero, e con un agitar convulso delle mani, le voleva dire una parola, una sola parola; ma non gli bastava il fiato a mandarla fuori intera, e si andava sforzando, sforzando, finch'ella eruppe tre volte, sonora, sviscerata, entusiastica:—Oh grazie! Grazie! Grazie!—
E la prese per le braccia e fe' atto di sollevarla.
—No! no!—ella rispose con un accento risoluto in cui si sentiva tutta la veemenza del suo vergine affetto;—lasciami stare così, voglio stare così.—E si rasciugò gli occhi e proseguì concitata:
—Staremo sempre assieme. Io non andrò più a lavorare in campagna, ti starò tutto il giorno vicina, non ti lascerò mai solo un momento, lavorerò in casa, seduta accanto a te, così come adesso.... Ma che cos'hai, Carlo, che piangi in quel modo? Dimmelo a me, che ti voglio tanto bene....; che cos'hai?
—Ma....—le rispose il poveretto con voce timida e tremante,—ed io...?
E non potè seguitare.
—E tu?... Ebbene, che vuoi dire con ciò? Dimmi tutto, Carlo.