—Andate a chiamar subito mia figlia. Passando, dite al portinaio che venga a pigliare il baule. Fate chiamar Ettore qui al caffè vicino. Che vengan subito tutti. Presto.—
L'ordinanza porta il baule sul terrazzino; il rumor del baule chiama alla finestra la ninfa languida; la ninfa languida chiama alla finestra la cuoca purpurea; l'atto impetuoso con cui la cuoca purpurea spalanca la finestra chiama sul terrazzino gli altri vicini.
Intanto mia madre andava e veniva senza concluder nulla.
—Amico!—grido io battendo le mani.
—Italia!—egli risponde nello stesso punto apparendo sul terrazzino in maniche di camicia e in atteggiamento ispirato.
—Parto alle otto.—
Scompare, torna vestito, leva in alto il bastone:—Ti aspetto alla stazione!—esclama, e precipita giù per le scale urlando:—Viva la guerra!—e facendo scorrere il bastone sui ferri della ringhiera che faceva un fracasso di casa del diavolo.
L'ordinanza mette nel baule la tunica e i calzoni. Atto di languida sorpresa della ninfa. Grande spalancamento d'occhi della cuoca.
—Alberto,—esclama mia madre sostando dal suo affannoso andirivieni.