—Presto, presto; bisogna fare il baule; alle sette bisogna che sia in quartiere; a momenti verrà l'ordinanza; intanto bisogna cominciare; animo....—

E dopo un istante, vedendo che mia madre non si moveva:—Dunque?

—Ah!—diss'ella, come riavendosi da uno stordimento.—Eccomi pronta. Erminia!—

Mia sorella comparve subito.

—Parte—le disse in fretta mia madre;—bisogna mettergli al posto la roba; è tutta pronta, non è vero? Oh bene. Adesso.... aspetta. Dov'è il baule? Ma no; è meglio prima.... guarda.... o piuttosto....—

E guardava di qua e di là come smemorata.—In queste occasioni, è fatta apposta per perder la testa quella povera donna.—Dunque? domandò poi, per levarsi d'impiccio, a mia sorella che stava lì anch'essa immobile e come trasognata.

Ah!—rispose scuotendosi ella pure tutt'ad un tratto;—Presto, sì, bisogna sbrigarsi.—

E corsero tutt'e due nell'altra camera.

Una scampanellata; apro: è l'ordinanza.—Eccomi!—esclama trafelando.

—Maria!—grida mia madre tornando in fretta. La donna di servizio accorre.