Un grido di gioia, e senza neanco domandare dove s'andava, via di corsa, chi al caffè vicino ad avvisare gli amici, chi in caserma a chiamare l'ordinanza, e chi a casa. Di lì a un momento scoppia nel quartiere uno strepito d'inferno, sonano i tamburi, si sparge la notizia nel vicinato, la gente accorre, e in pochi minuti, di casa in casa, di strada in strada, vola la voce per mezza la città, e si propaga l'allarme fra le mamme.
Corro a casa, salgo le scale a tre scalini alla volta, picchio, m'aprono, è mia madre.
—Dio mio! cos'hai? cosa c'è?—
Ansavo come un cavallo.
—Bisogna partire.
—Oh!
—Già.... e non c'è tempo da perdere.
—Quando?
—Alle otto.
—Alle otto;—ripetè collo stesso accento mia madre, come per eco, e restò li senza far motto nè gesto, guardandomi con aria di stupore.