Scoppia un rullo di tamburi; gli ufficiali spariscono, nella folla si fa un improvviso silenzio. Di lì a un minuto vengon fuori gli zappatori del reggimento a sgombrare la strada.

Mi colse un pensiero:—Si va alla stazione.... Dio mio! Bisogna passare sotto le sue finestre!—

Echeggia la musica, il reggimento è fuori, fiancheggiato da due lunghe file di fiaccole; le famigliuole danno l'assalto alle file; gli ufficiali e i sergenti le respingono; respinte di qua, tornano di là; la gente s'affaccia alle finestre sventolando le bandiere; qua e là piovon sigari e aranci; una moltitudine precede il reggimento cantando; una moltitudine lo segue.—Viva la brigata Piemonte! Viva il vecchio reggimento del 637!—gridò un signore da una finestra.—E un altro:—Viva i valorosi di Calmasino!—

Siamo in via Santa Teresa, siamo in Piazza San Carlo, siamo in Piazza Carlo Felice; a misura che vado innanzi il cuore mi si stringe più forte; mi tremano le gambe.—Sentirà la musica, sentirà queste grida quella povera donna!—

Alzo gli occhi; ecco la casa, ecco la finestra illuminata; c'è una persona, non è lei, chi sarà? Non si può distinguere; saluta colle mani; guarda giù; Dio mio, chi sarà?

Tutt'ad un tratto spunta un lume sulla finestra di sotto.—Ah! l'ho visto; è il cieco. Dio ti benedica, papà!—

Ecco il mio amico; m'abbraccia, mi bacia, mi grida:—Buona fortuna, fratello! viva la guerra!—e scompare.

Siamo nel convoglio; sporgo fuori la testa; sempre la finestra illuminata, sempre il cieco solo che agita le mani in atto di saluto.—E questa musica che non si quieta mai! Oh povera madre!—

S'ode il fischio; il convoglio si muove; il cuore mi dà una scossa tremenda: chi altri è venuto alla finestra? Vedo due braccia prostendersi verso di me.... Dio mio! Ho sentito un grido?

La casa è scomparsa.