Il burbero mi strinse la mano, mi guardò fiso, e si ritrasse.

Io e mia madre ci fissammo un istante; essa mi si slanciò tra le braccia, mi avvinse il collo con una forza virile, mi coprì di baci disperati, poi afferrandomi con una mano un braccio e premendomi l'altra sulla spalla, stretta, attaccata al mio fianco, si fece trascinare, più che condurre, sino alla porta. Là mi sciolsi a forza e mi slanciai giù per le scale. Nel punto istesso, come se m'avesse visto piombare in un precipizio, ella gettò un grido lungo, straziante:—Alberto! Alberto!—

Sentii, continuando a scendere, che erano accorsi tutti gli altri; udii un rumore confuso di voci; il mio soldato fra gli altri che diceva:—Coraggio, signora; io gli starò sempre vicino; glielo prometto!...—i singhiozzi disperati di mia madre; un ultimo e stanco grido di:—Alberto!—e poi più nulla.

Traversando frettolosamente il cortile incontrai i quattro nipotini del vecchio che tornavano dalla scuola; li fermai, li copersi di baci:—Oh! me li soffoca!—gridò la bambinaia spaventata.

—Signor tenente, se vedesse!—esclamò l'ordinanza raggiungendomi col fazzoletto agli occhi.

—Taci.—

E via di gran passo.

II.

Arrivai alla caserma ch'era quasi buio. Le compagnie eran già armate e schierate nel cortile. Fuori, una confusione indicibile; la strada stipata di gente e illuminata colle fiaccole da un gran numero di studenti dell'Università; la porta del quartiere ingombra di ufficiali; intorno a loro una moltitudine di mamme, di sorelle e di fratelli piccini che vogliono entrare e piangono e pregano a mani giunte:—Ce lo lascino vedere ancora una volta, un momento solo, appena una parola!—E l'ufficiale di picchetto a spingerli indietro e a gridare e a pregare anche lui:—Mi facciano questo favore, si tirino in là, lascino libero il passo; non possiamo lasciarli entrare; è proibito; noi facciamo il nostro dovere; li vedranno quando andranno via.—Un accorrere di mogli d'ufficiali coi bambini per mano venute a porgere gli ultimi consigli e l'ultime preghiere; più in là un va e vieni d'altre donne e d'altre ragazze, che non sono nè madri nè mogli nè sorelle, altre piangendo, altre fingendo di piangere per destare qualche utile simpatia in que' che restano, altre in disparte malinconicamente atteggiate; drappelli d'operai che passano cantando e sventolando bandiere; grida, applausi, e un ondeggiamento e un mormorio confuso come di mare agitato.