—Sì! sì!—proruppe mia madre con uno slancio che volea parere entusiasmo, ma non era altro che amor materno velato di amor di patria:—Sì! È una crociata! Dovrebbero andarci tutti alla guerra, tutti, da esserci a milioni a milioni, che i nemici avessero paura, e smettessero persino l'idea di resistere e aprissero le porte delle fortezze....

—Dov'è il mio figliuolo?—domanda una voce tremola dalla camera vicina; s'apre nello stesso punto la porta e compare il vecchio cieco, colle braccia tese in atto di chiamarmi a sè. Io lo abbraccio; egli mi tocca la sciabola, la sciarpa, le spalline e domanda con voce commossa:—Già pronto?—Poi mi mette le mani sulle spalle, mi appoggia la guancia sul petto e resta fermo così. Silenzio generale. Il burbero, ritto in fondo alla stanza, contempla il quadro colle sopracciglia aggrottate e le braccia incrociate sul petto. Mia madre mi guarda fiso.

Trascorsero alcuni minuti, ed io, guardato in fretta l'orologio, dissi con grande sforzo:—È ora.—

Tutti balzarono in piedi e fecero un passo verso di me. Il burbero mi si accostò e mi susurrò all'orecchio:—Sii uomo.—Pausa.

—....Dunque—io mormorai, mettendomi il cheppì.

—Dunque—disse risolutamente la signora stringendomi e scotendomi la mano ad ogni parola;—coraggio, fatevi onore, ricordatevi di noi, e scrivete.—Detto questo, si ritirò.

—Addio, Alberto!—esclamò mio fratello gettandomi le braccia al collo e baciandomi.

Le mie sorelle mi abbracciarono singhiozzando e fuggirono.

—Qua!—esclamò il vecchio aprendo le braccia;—qua figliuolo! E stringendosi la mia testa contro la spalla, mormorò colla voce tremante: Se questa fosse l'ultima volta che t'abbraccio.... voglia il cielo.... che questo segua per causa mia.—