—Badate....—e cerca qualcosa da dire; badate di non lasciarlo cadere.
—Non dubiti.—
Esce; mia madre lo accompagna fino alla porta; lo guarda scender le scale;—è scomparso;—stringe le labbra, batte le palpebre, ha vinto; il nodo di pianto è andato giù; impassibile come prima; comincio a turbarmi.—Come finirà!—
Ecco il burbero benefico.—Buona sera.—Nessuno risponde; ha già capito; mi guarda in viso; io alzo la fronte.—Via non c'è male—par che dica. E passiamo tutti nella stanza accanto.
Un'ultima occhiata alle finestre; languore mortale. Nuovo sforzo di collo: invano; vince la patria; addio per sempre!
Siamo tutti seduti in circolo nell'altra camera; nessuno parla. S'ode il fruscìo d'una veste, s'apre la porta, ecco la signora forte; tutti s'alzano in piedi.
—Mia buona amica—ella dice porgendo tutt'e due le mani a mia madre con quel suo garbo, con quel suo brio così vivo e sereno.—Ho saputo ora soltanto che vostro figlio doveva partire. Sono momenti dolorosi, certo; ma tutti bisogna che soffrano la loro parte per il paese. Gran giorni son questi per l'Italia! Gran guerra! Credete; è impossibile che il nemico regga lungamente a quest'onda di fuoco che lo investirà d'ogni parte. L'esercito ha alle spalle tutto un popolo pronto a scendere in campo. Gran giorni questi! Così si fanno le nazioni!—
Mia madre la guardava attonita.
—Poterla vedere un momento, da lontano, la gran battaglia! Vederla nel punto più bello, quando i nostri reggimenti avranno cacciato i nemici da tutte le colline della linea di battaglia, e giù per le chine, dall'altra parte, cavalli, soldati, carri, cannoni, tutto a precipizio e a rifascio!.... Coraggio, cara signora; questa è una vera crociata; anche le donne e i bambini anderebbero a combattere; se l'esercito si dissolvesse, in quindici giorni ne sorgerebbe un altro.