—Sicuro, a tavola. Sedete qui, se non vi spiace.—E con una mano scostò una seggiola dalla tavola e coll'altra gli fece cenno che sedesse.

—Ma.... domandò il soldato ripiegando ambe le mani coll'indice teso contro il proprio petto,—a tavola, io?—E sorrise.

—Ma sicuro.

—....Con loro?

—Con noi, con noi.—

Il povero giovane non poteva credere a quel che sentiva. Tutti gli altri lo guardavano con un'aria di curiosità e di compassione affettuosa; anche la sorella del padron di casa.

—No.... senta, signore, (proruppe il soldato con voce dolce e tremante e facendosi serio serio) io non merito.... io non son degno di stare.... son tutto così (e si guardò i panni).... e poi io non saprei stare come si deve, perchè.... Quindi risolutamente:—Mi faccia questo piacere, mio buon signore; mi lasci andare di là, nella stanza vicina alla porta; io sto più volentieri di là; aspetterò che loro abbiano finito; non importa nemmeno che accendano il lume; aspetterò al buio, per me è lo stesso....

—Ma no, ma no,—esclamarono ad una voce il padre e i figliuoli, dopo averlo ascoltato con un'attenzione mista di sorpresa e di tenerezza;—non permetteremo mai questo, non....

—Sì, sì, mi lascino andare, mi lascino andare; io non voglio incomodarli....—e si mosse un'altra volta per andarsene.

—Ma sentite.... ripresero gli altri trattenendolo;—voi avrete bisogno di mangiar qualcosa, è impossibile di no; restate, fateci questo piacere....