Risposta:—Io lo dico spesso con tua sorella Erminia: Alberto se l'è proprio conservato tutto, tal'e quale, il cuore che aveva da fanciullo. Non dico che sia merito mio; ma però....

La divisione è partita da Ferrara alla volta di Padova.

Monselice.... luglio.

Trista cosa marciar colla pioggia. Era già notte, eravamo ancora lontani quattro miglia da Rovigo, e cominciò a piovere a catinelle. In pochi minuti mi trovai ridotto come se mi fossi cacciato in un bagno bell'e vestito; l'acqua mi correva a rigagnoli giù per la schiena e pel petto; il cappotto mi s'era inzuppato che pesava da non poterlo più reggere; nella strada un palmo di fango; sicchè, figurati! Passando, vedevamo per le finestre delle case dei contadini «rara tralucer la notturna lampa» e qualche ombra far capolino un istante e sparire. Ed io pensavo a te, che quand'ero fanciullo, la sera, spingevi il mio letticciuolo verso la finestra, perchè mi piaceva sentir battere la pioggia sui vetri e il fischio lungo e lamentevole del vento, e addormentarmi fantasticando paurose avventure di pellegrini smarriti per le foreste, e misteriosi lumicini risplendenti da lunge, e fatali castelli ospitali.—Oh povero ragazzo, in che stato!—esclamavi giungendo le mani quand'io tornava dalla scuola un po' fradicio; povera mamma, se tu mi vedessi adesso!—Era il giorno delle disgrazie. Arriviamo vicino a Rovigo, piantiamo il campo in un pantano, e poi via, in paese. Io e un mio amico troviamo una stanzuccia dove asciugarci e riposare, in casa d'una buona famiglia; ci mettiamo a letto, dormiamo; balziamo giù alle nove della mattina per andare al campo e partire.... Dio eterno! non m'entran più gli stivali; li ho lasciati accanto al fuoco, si son ristretti e induriti che non ci passa neanco la gamba d'un bambino.—Aiuto, amico, aiuto per pietà!—A noi!—egli grida; si rimbocca le maniche, e li tutt'e due, tira e tira e tira, e smetti per respirare, e ripiglia con nuova lena, e smetti daccapo, e ritenta ancora con tutte le forze della disperazione.... Ah invano! Le gambe intormentite si rilassano, le braccia spossate cadono penzoloni, e la testa si riversa all'indietro cogli occhi fuori dell'orbita e la fronte grondante di sudore.—Un estremo rimedio!—grida l'amico; scucir gli stivali.—Scuciamo!—Mano alle forbici e ai temperini, e all'opera. Ma i punti non si vedono, e più ci si affanna e meno si trovano, e le dita gingillano tremanti, e lo stivale scivola dalle mani, e il mio amico s'è ferito, ed io pure, e il tempo passa.... Ah! i tamburi! siamo perduti!—Il reggimento partì senza di noi; lo raggiungemmo in vettura un'ora dopo che s'era accampato.—Come mai?—domandarono gli amici. Io risposi mostrando i piedi: li avevo cacciati nel primo paio di barche postomi in mano dal primo ciabattino di Rovigo che avevamo mandato a chiamare: erano spettacolose. Un minuto dopo, un biglietto d'arresto a me e al mio compagno. Appena entrato nella tenda, sbattei in terra gli stivali gridando:—Là, carnefici!—Ma lei che non aveva l'impedimento della calzatura,—domandò poi il colonnello al mio compagno,—perchè non è venuto?—Colonnello! abbandonar gli amici nella sventura....

Risposta:—Quante volte non ho predicato, fin da quando eri bambino, contro questa maledetta manìa di portar le scarpe strette! Chi sa cos'avrà detto di te il colonnello! Ma non c'era almeno una donna che avesse un po' la testa a segno in quella casa di Rovigo, che cercasse subito, mandasse a vedere, provvedesse, vi levasse in qualche modo d'impiccio? Pare impossibile! tutti senza giudizio.

Dalle vicinanze di Mestre, 20 luglio.

—...Ho visto Venezia da lontano. Non credevo che si potesse amar tanto una città da provare, vedendola, quello stesso effetto che fa l'innamorata. Al primo vederla, così stupenda e gentile, che sembra a galla sul mare, non mi venne sulle labbra nè un «viva!» nè un «bella!» come parrebbe spontaneo; mi venne una parola più affettuosa e più dolce, ed esclamai:—Cara!—Dice un mio amico che Venezia, vista così da lontano e di sera, gli fa l'effetto d'una fanciulla pallida e melanconica, appoggiata sul davanzale, col capo reclinato da una parte sulla palma della mano, e lo sguardo teso sull'orizzonte del mare, in atto di chi pensa ed aspetta. E appena la vide gridò:—T'amo!—Sì, tale è il senso che ispira da lontano Venezia; dentro sarà grandiosa e magnifica e ne imporrà; vista di qui intenerisce e innamora. Cara madre, tu hai una rivale formidabile....

....Gran buona gente questi contadini veneti. Ero di gran guardia vicino a una casipola, avevo sonno e picchiai per domandare ricovero; nota ch'eran le due dopo mezzanotte. Mi apre una donna, mi fa entrare nella prima stanza, mi porta un pagliericcio, una materassa, una coperta, un guanciale, mi dà la buona notte e va via. Mi corico e dormo da principe. La mattina appena desto, mi affaccio all'altra stanza per ringraziare la mia ospite, e la vedo che dorme stesa in terra, sopra un po' di paglia, con due bambini, uno fra le braccia, l'altro da un lato, senza un lenzuolo, senza un guanciale, senza un cencio di coperta; aveva dato ogni cosa a me. N'ebbi rimorso, ira, vergogna; mi diedi dello snaturato, del poltrone, del villano, del tristo.... Non ricorderò mai quella notte senza dolore.

Risposta (ah pietosissima spietata!):—Un po' di torto l'hai certamente; ma.... in fin dei conti tu avevi faticato e dovevi levarti per tempo; mentre quella donna aveva dormito fino allora e poteva dormir poi. Un'altra volta badaci però.

....Dalle vicinanze di Mestre.... agosto.