—Alla battaglia di Novara? non mica tanto. Cioè: quanto a fare, veramente, si è fatto poco; ma s'è faticato come se si fosse fatto moltissimo; s'è corso tre o quattro ore senza un minuto di respiro; avanti e indietro, avanti e indietro, quasi sempre per le medesime strade.—Capitano! mi si gridava, vada ad occupar quell'altura.—Ed io via di galoppo. Ma appena ero lassù, eccoti un contr'ordine, e giù subito al posto di prima. E così tre o quattro volte senza fermarsi un momento. Poveri cavalli, la parte loro l'han fatta quella mattina! Meritavano proprio una sorte migliore.

—Furono uccisi?

—Una buona parte.

—Peccato!... E dove ha poi finito di fermarsi?

—Proprio il punto preciso non lo saprei; cioè, non glie lo saprei nominare; ma ricordo esattamente la figura del luogo. Eravamo a metà della china di un colle; fra quel punto e la cima, il terreno s'incavava così profondamente da nascondere benissimo un par di battaglioni agli occhi di chi ci venisse incontro dalla parte del nemico. Quando arrivai là, si vedevano in lontananza giù nella pianura tre lunghe colonne di Austriaci che si avanzavano lentamente, ora accennando di piegare a destra, ora a sinistra, ma sempre mantenendosi nella nostra direzione; eran molto lontane; appena appena se ne vedevano biancheggiare le uniformi e luccicare le baionette. Uno dei miei uffiziali fu subito mandato con due cannoni sul fianco destro del colle. Sul posto rimanemmo io e il mio primo luogotenente con quattro cannoni. Al cannone di destra (qui il capitano si volse al maggiore dei figliuoli).... c'era vostro fratello.

Il vecchio non fece alcun moto; stava profondamente intento e impassibile. Il capitano proseguì:

—.... Stava al cannone di destra. Si cominciò subito il fuoco. Appena caricato il suo cannone, vostro fratello, come sergente, doveva «puntarlo».—Alla colonna di mezzo! gli gridai.—Sissignore! egli mi rispose chinandosi per obbedirmi.—Facciamoci onore! soggiunsi. Sorrise, pigliò la mira, fece due passi indietro, comandò: fuoco! e quasi nello stesso punto si vide saltare in aria il tronco d'un albero ch'era in mezzo alla colonna del centro; questa ondeggiare confusamente, allargarsi, disordinarsi; gli uffiziali a cavallo correre di galoppo qua e là; poi, a poco a poco, le schiere ristringersi, ricomporsi e continuare il cammino.—Bravo! io gli gridai.—A un altro.—Pigliò un'altra volta la mira e un'altra volta colse nel segno.

Il vecchio battè la palma della mano sul letto.

—Colse perfettamente nel segno; la colonna si scompigliò più di prima; di nuovo gli uffiziali le corsero intorno, e di nuovo essa si ricompose; ma si soffermò. Nello stesso punto si videro apparire di lontano quattro cannoni, giungere di gran trotto sulla linea delle colonne, due di essi collocarsi fra quella del centro e quella di sinistra, gli altri due tra quella di destra e quella del centro, e cominciare a tirare contro di noi.—Coraggio! io gridai rivolgendomi ai miei soldati; questa è una buona occasione per far vedere chi siamo.—Cominciammo a tirare contro i cannoni del nemico. Le colonne retrocessero d'un buon tratto. Quella del mezzo si avvicinò ad una piccola casa, e parve che v'entrasse una buona parte dei soldati.—Sergente!—gridai a vostro figlio; mettetemi una palla in quella casa.—Sissignore! sempre con quel suo accento fermo e risoluto. In quel punto passò di galoppo dietro di noi un colonnello di stato maggiore, sentì le mie parole, si fermò e voltosi verso il cannone di destra disse forte:—Vediamo.—Fuoco! comandò quasi nello stesso tempo quel bravo giovane, e dal tetto della casa vedemmo levarsi in alto e piombare in mezzo alla colonna assi, tegole e travi, e una frotta di soldati precipitarsi fuori e sparpagliarsi in tutte le direzioni.

Il padre stropicciava con tutt'e due le mani la coperta del letto come se fosse preso da un accesso nervoso.