Chi non ha provato quel senso di tedio stanco e quasi melanconico, che ispira una città grande, a guardarla dall'alto d'una collina, dopo il tramonto del sole, quando la si vede come a traverso un velo di nebbia, e ci presenta l'immagine d'un'ampia macchia biancastra che svanisce a poco a poco sul fondo bruno della valle? Quella moltitudine di case d'ogni forma e d'ogni grandezza, agglomerate, strette, che par che si pigino e si opprimano, e le une escan fuori dalle altre, e le ultime s'innalzino sui tetti delle prime, e facciano a sovercharsi a vicenda e a rubarsi l'aria e la luce; e tutte quelle finestre che viste così di lontano paion buche; e i terrazzini, stie; e le piazze, cortili; e le strade, chiassuoli; e la gente, formiche; oh che spettacolo uggioso e meschino in confronto di quello che ci si offre allo sguardo volgendo intorno la testa: questi bei colli, questa bella verzura, quest'aria pura ed aperta. Oh qui si vive, qui ci si sente dilatare le vene, e le arterie battere in armonia, e tutte le potenze vitali esercitarsi con un attrito tanto soave! Ma laggiù, Dio mio, là dentro, in quel formicolaio, in quell'aere corrotto, in mezzo a quello strepito, come si fa a vivere! come si fa a respirare! come resiste a starci tutta quella gente! E io dovrò ritornar là? Oh se avessi una villa anch'io! Se avessi quella lassù, in cima a quel monte, o quest'altra ai piedi del colle, od anche quella là più piccina, su quel poggio, con quella corona di cipressi; io me ne contenterei, e vivrei là solo, tranquillo, leggendo, studiando, ricordandomi appena della città come d'un paese lontano e sconosciuto.... Che dolce vita io vivrei, che serenità, che pace! Oh se avessi una villa anch'io!—Così si sente e si pensa qualche volta, e si finisce coll'esclamare sospirando:—Ah che mondo!

Era così amena e romita, come noi ce la fingeremmo col desiderio, una villa, ch'io vidi qualche anno fa, vicino a Valdieri, in cima a un bellissimo colle, sul confine delle terre riserbate alle caccio del re. Quel colle è l'ultima altura d'una catena, da cui son divise le valli anguste di due torrentelli che gli si vengono a congiungere ai piedi. Qui v'è un ponte; al di là delle acque poche casuccie e una chiesuola; alcune capanne sparse lungo la riva; tutt'intorno montagne altissime popolate di abeti, di noci e di castagni enormi; verdi in basso, d'un verde vivo e scuro; azzurre lassù, dove appena arriva lo sguardo. Il colle, la valle, il paesello, tutto deserto e queto; la presenza dell'alpi gigantesche par che imponga alla circostante natura una specie di raccoglimento pauroso e solenne.

La strada del ponte ascende la collina, passa dinanzi alla villa, e va oltre. La villa è una casina a due piani, di color rosso e di forma graziosa. Da un lato ha la casa dei contadini; dall'altro un gran pergolato di forma quadrata, chiuso verso la strada da un ampio frascato; sul davanti, fra la strada e la casa, un tratto di terreno erboso, largo quanto un piccolo cortile, circondato da un'alta siepe, e tutto ombrato da quattro grandi castagni che intrecciano i rami. Finestre e porte sempre chiuse. A passar per di là, si sente qualche volta dalle finestre a terreno una voce d'uomo che legge forte; ma per lo più v'è un silenzio profondo. Quella casina solitaria, mezzo nascosta dagli alberi, chiusa, queta, par che dica a chi le passa davanti:—Zitto!

Ma fu un giorno, dieci anni fa, in cui si vide quella villa stranamente mutata. Fin dalla mattina per tempo tutte le finestre erano spalancate; spenzolavano dai davanzali ghirlande di fiori campestri; dalla finestra di mezzo sporgeva una bandiera tricolore; quattro bandierine sventolavano ai quattro angoli del pergolato; molti palloncini di carta colorita, di quei che s'usano per le luminarie, pendevano dai rami dei quattro castagni; nel piccolo prato, lungo la siepe, panche, seggiole e tavolini; sulla strada, davanti al cancello, una schiera di ragazzi accorsi dalla campagna, che stavano guardando colla bocca aperta.

Perchè tutto questo?

Un momento; bisogna prima conoscere il padrone di casa; egli è là, sotto il pergolato, seduto dinanzi a un tavolino, e scrive. Si è levato per tempo, come vedete; non sono ancora le sei della mattina. Egli non ha perduto le abitudini della vita di soldato. Era colonnello; ora è in ritiro, e passa qui nella quiete della sua villa que' pochi anni di vita che gli rimangono; perchè è vecchio, quasi ottuagenario, e ha molto faticato e patito; da soldato a colonnello, figuratevi! Ma badate; non è mica uno di quei soliti colonnelli in ritiro che si veggono nelle commedie e nei drammi, tutti fatti sul medesimo stampo, con quei baffi irsuti, con quel cipiglio, con quel vocione. No, egli è mansueto, egli è sereno, e di quella serenità aperta ed uguale, che si dà in pochi vecchi; in quei soli ne' quali alla letizia naturale dello spirito s'unisce quella più profonda che sorge dalla coscienza d'una gioventù ordinata e d'una virilità operosa ed onesta; serenità che cresce, si può dire, cogli anni, sino a diventare in alcuni un'allegrezza quasi infantile; e il colonnello è un di questi. Ha modi e gesti subiti e franchi, come di giovane; e una parlantina viva e piena d'affabilità ingenua. I bimbi gli voglion bene subito, e dopo poche parole allungano la manina per afferrargli un baffo; e le ragazze che vengono la sera a far crocchio sulla via, si divertono tanto a starlo a sentire, quand'egli appuntando il dito ora verso l'una ora verso l'altra, con quell'aria malignuzza, dice che sa di gran misteri, e che parlerà. Ed è un vecchio vegeto, e quei capelli lunghi e bianchissimi fanno un grato vedere intorno alla sua fronte abbronzata, e ha l'occhio grande e soave, e quando ride mostra due file di denti bianchi che certo una volta non devono aver penato di molto a lacerare la cartuccia.

Ha finito di scrivere, guarda intorno e chiama:—Cesare!

—Eccomi!—risponde una voce fuori del pergolato.

Un giovinetto sui ventisei anni, vestito in gala, con un bel panciotto a fiori e una gran cravatta a colori che gli si annoda sul petto, pettinato, liscio, lindo, si viene a piantar davanti al colonnello. È un contadino; ma non n'ha l'aspetto, e sembra serio e fiero; ma quando sorride, il suo viso si trasforma, s'illumina e non par più quel di prima; è un bel giovane.

—Buon giorno, signor colonnello.—