E corse nella stanza d'ingresso; dietro a lui la famiglia co' lumi. S'infilò il cappotto, si mise il cheppì, si allacciò il cinturino, si gettò in spalla lo zaino...; ma all'improvviso le ginocchia gli si piegarono sotto, lasciò cader lo zaino in terra e s'appoggiò alla parete.

—Vedete? vedete?—s'affrettarono a dire tutti gli altri; vedete che non vi sentite bene? che non siete ancora in grado di camminare? che avete bisogno di dormire?—

Egli tacque.

—Restate, restate; riprese il padron di casa pigliandolo per un braccio; dormite in casa nostra; domattina vi desteremo per tempo; vi faremo noi una lettera pel colonnello per giustificare il vostro ritardo....

Il soldato sorrise.

—Restate; ve ne preghiamo per la vostra salute; è necessario che restiate. Non è vero che restate?—

Il soldato stette un po' di tempo sopra pensiero e poi, levandosi il cheppì e il cinturino, mise un sospiro e disse:—Resterò!—

—Sia lodato il cielo!—esclamò il padrone; e gli strinse la mano. Povero giovane! pensò la sorella, e, prevedendo uno sguardo del fratello, volse il capo verso la finestra come per sentire se pioveva ancora.

Pochi minuti dopo, il padrone di casa, precedendo il soldato con un lume in mano, lo condusse alla porta d'un'elegante cameretta, l'aperse e gli disse:—Entrate.—