—È questa la villa?—domandò in quel punto una voce dalla strada. Subito dopo comparve davanti al cancello un altro gruppo di dieci o dodici soldati. Tutta la comitiva gli andò incontro. C'erano dei bersaglieri, dei soldati di linea, un soldato di cavalleria, due artiglieri: tutte le armi v'erano rappresentate. Chi col cheppì, chi col berretto, chi colla papalina, chi colla tunica, chi col cappotto, chi coi calzoni da soldato, chi coi calzoni da contadino; ognuno s'era messo indosso quel poco che gli era rimasto; tutta roba vecchia, scolorita e sdrucita, che mostrava la campagna del cinquantanove un miglio di lontano. Qualcuno aveva la medaglia della Crimea. Tutti giovanotti robusti, abbronzati dal sole, con un fare sciolto, fiero ed allegro. Dietro a loro veniva uno stormo di curiosi che si fermarono davanti alla porta.

—Avanti! gridarono tutti insieme, il colonnello, Cesare e i contadini.

I soldati vennero innanzi; furono ricevuti con ogni sorta di dimostrazioni festevoli, circondati, assordati; il colonnello si voltava di qua e di là, porgendo la mano ora all'uno ora all'altro; Cesare era tirato per le braccia da tutte le parti; le contadinelle ch'eran del numero degl'invitati, giravano intorno tutte strette in un gruppo, adocchiando i soldati, ridendo, parlandosi nell'orecchio, facendo ogni sorta di amabili vezzi; e chi batteva le mani in segno di allegrezza, e chi meravigliandosi guardava intorno a quell'apparato festivo, e chi tra i contadini riconosceva ed abbracciava congiunti ed amici; e tutti parlavano e ridevano insieme, facendo un gridìo dell'altro mondo.

In mezzo a quella confusione Cesare sparì.

Tutti gli altri continuarono a discorrere avvicinandosi alla porta della villa. Quel vecchio bianco e curvo, in mezzo a quel gruppo di giovani soldati, era bellissimo a vedersi; pareva il padre di tutti ed era pieno d'anima e di foco come il più vivo e più ardente di loro. Una parola a uno, una parola all'altro, un cenno di qua, un sorriso di là, teneva tutti a bada. E tutti lo guardavano, lo ascoltavano, e gli parlavano, fin da quei primi momenti, con un'espressione di rispetto, di tenerezza e di confidenza quasi figliale.—Bravi i miei soldati!—diceva egli di tratto in tratto girando lo sguardo su tutti i volti—bravi! Avete fatto bene a venirmi a trovare.—Ed essi ridevano e si guardavano gli uni cogli altri come per dirsi:—Vedete un po' che buon cuore! che caro vecchio!

Si fece silenzio.

—Ecco gli sposi,—disse il colonnello.—Luisa e Cesare erano apparsi sulla soglia della porta; Cesare era vestito da bersagliere coi suoi vecchi galloni da caporale.

Il gruppo dei soldati si divise in due ali, gli sposi passarono in mezzo, e di qua e di là si scoprirono le teste e sorse un bisbiglio vivace.—Bel visino!—Bella figura!—Pare una madonnina!—Bravo Cesare!—Ha l'aria d'una buona ragazza.—È di buon gusto l'amico.—Sembra una signora.—Begli occhi!

Qualcuna di queste parole arrivò all'orecchio degli sposi; Cesare ne gongolava, e si voltava per guardar Luisa negli occhi; Luisa sorrideva e si copriva il viso col ventaglio.

Fecero circolo in mezzo al prato, e a due, a tre alla volta, tutti i soldati andarono a parlare alla sposa, facendo un grande sforzo per assottigliare un po' que' loro vocioni terribili, usati a far sentire «l'all'erta» lontano un miglio; e Luisa accolse tutti con quel suo sorriso e que' suoi modi soavi, senza staccarsi mai dal braccio del suo sposo, e girando collo sguardo intorno al viso di quei che le parlavano senza mai fissarli negl'occhi. Cesare stava osservandola mentr'ella riceveva i complimenti dei suoi compagni, con una curiosità, con un piacere, come se la vedesse allora per la prima volta.