—È da questa mattina di buon'ora.
—Oh!—
In quel punto s'udì uno squillo di tromba; ci rimettemmo in via. Dopo poco più d'una mezz'ora Carluccio fu colto un'altra volta dal sonno. Gli domandammo ripetutamente s'ei volesse coricarsi sur uno dei carri del vivandiere, ed egli ripetutamente ricusò dicendo:—Non son mica stanco io.... non ho mica sonno.—Ma tratto tratto gli si chiudevan gli occhi irresistibilmente, e si soffermava, e, rimasto un istante immobile come una statua, ripigliava poi l'andare a passi ineguali, descrivendo sulla strada dei lunghi zig-zag e andando talvolta a dar colla testa nel gomito dei soldati....—Animo, Carluccio, vieni con me.—Lo presi per mano e lo condussi alla coda della colonna, dove, scambiata una parola col vivandiere, lo feci coricare sopra un carro, mentre ei mi andava tuttavia ripetendo:—Non sono mica stanco, io.... non ho mica sonno.... voglio camminare ancora.... voglio....—E s'addormentò d'un sonno profondo mormorando che non aveva bisogno di dormire e che voleva camminare. Poco più di un'ora dopo il reggimento si fermò di nuovo per qualche minuto. Appena sonata la tromba, i soldati dell'ultima compagnia, che mi avevano veduto condurre Carluccio dal vivandiere, accorsero e si affollarono intorno al carro. Un d'essi staccò la lanterna dal fucile e l'avvicinò al volto del ragazzo; gli altri si chinarono a guardarlo. Seguitava a dormire placidamente; teneva la testa appoggiata sopra un sacco di pane, ed aveva ancora gli occhi rossi e la guancia molle di lagrime.—Che bel bambino!—disse sottovoce un soldato.—Come dorme di gusto!—mormorò un altro.—Un terzo allungò la mano e gli strinse una guancia tra l'indice e il medio.—Giù quelle manaccie!—gridarono tutti gli altri.—Lascialo stare.—Lascialo dormire.—Carluccio si svegliò, e lì sul momento, a vedersi tutti quei soldati davanti, ebbe un po' di paura; ma si tranquillò tosto, e sorrise.—Di chi sei figlio?—gli domandò un soldato. Carluccio esitò un istante e poi, sovvenendosi del mio consiglio, rispose serio serio:—Sono il figlio del reggimento.
Tutti i soldati si misero a ridere.—Chi ti ha condotto con noi? Dove fosti trovato?
Altra esitazione, e poi colla più gran serietà:—Mi hanno trovato nel fodero della bandiera.—
I soldati diedero in una risata più forte di prima.—Qua la mano, camerata!—gridò un caporale porgendogli la mano. Carluccio gli porse la sua e se la strinsero.—Anche a me!—disse un altro soldato, e Carluccio strinse la mano anche a lui. E così l'un dopo l'altro tutti gliela porsero ed egli la strinse a tutti. L'ultimo gli disse forte:—Amici per la pelle, non è vero, bambino?—Ed egli rispose gravemente:—Amici per la pelle.—In quel momento sonò la tromba, i soldati s'allontanarono ridendo, ed io, comparso tutto ad un tratto dinanzi a Carluccio, gli domandai:—Ebbene? Che cosa m'hai da dire di bello?—Mi guardò, sorrise, e rispose:—I soldati mi vogliono bene.—
III.
Arrivammo al campo intorno alla mezzanotte; non mi ricordo quante miglia si fossero fatte da Padova in poi, nè in che punto, presso a poco, si spiegassero le tende. Qualche villaggio, in vicinanza del campo, v'era di sicuro; ma per quanto si guardasse in giro non appariva cima di campanile nè vicino nè lontano. Il cielo, già nuvoloso e scuro che non ci si vedeva una stella, si era fatto sereno. Il prato dove il reggimento doveva piantar le tende era tutto rischiarato dalla luna e circondato d'alberi grandi e folti, che gli facevano intorno intorno un'ombra scurissima; vi regnava un silenzio e una quiete di cimitero; era un luogo pieno di bellezza cupa e severa; e l'animo nostro ne fu in tal modo colpito che si entrò nel campo tacitamente, e tacitamente ci si schierò, guardando attoniti di qua e di là, come se ci trovassimo in un giardino incantato.
In poco d'ora si piantò il campo, si condussero i carri al loro posto, si posero le sentinelle; le compagnie si riordinarono, senz'armi, in mezzo alle proprie tende; e i sedici furieri cominciarono ad alta voce l'appello, ciascuno ritto dinanzi alla sua compagnia, con da un lato gli ufficiali e dall'altro un soldato colla lanterna a illuminargli il taccuino. Intanto Carluccio, ricondottomi dal vivandiere, era corso a nascondersi in mezzo a due tende e stava là tra impaurito ed attonito a contemplare quello stupendo spettacolo che è un campo illuminato dalla luna. Quella moltitudine di tende biancheggianti in lunghe file fino a perdersi nell'ombra degli alberi lontani; quei cinquecento fasci di baionette luccicanti; tutta quella gente e pur quella sì profonda quiete; e quelle voci monotone dei furieri gradatamente men distinte e più fioche, dalla compagnia li accosto giù giù fino all'ultima, là in fondo, dove la lanterna appare appena appena come una lucciola; e poi il tacersi successivo anche di queste voci, e il misterioso silenzio, e, a un segno di tromba, il subito rompersi delle file e lo sparpagliarsi rumoroso; e sotto le tende, al buio, quel confuso gridìo e quell'affaccendarsi frettoloso a comporre i letti co' cappotti, le coperte e gli zaini, finchè a poco a poco in tutto il vasto campo si ristabilisce la quiete e una tromba non vista impone con prolungati e quasi lamentevoli squilli il silenzio.... è uno spettacolo che commove. Carluccio non aveva mai veduto un campo, e ne rimase profondamente ammirato e quasi intenerito. E ci sarebbe di che intenerirsi davvero, chi potesse vedere dentro tutte quelle tende! Quanti moccolini accesi segretamente in mezzo a due zaini, accanto a un foglio di carta da lettere sgualcito, dinanzi a una faccia in cui si palesano ad un tempo e la fatica del lungo cammino e la paura dell'ufficiale di guardia, che pover'a noi se si avvede del lume, e la lotta penosa fra l'affetto che prorompe impaziente e la parola che s'ostina a non venir fuori! Quello è il luogo e quella è l'ora dei ricordi melanconici. Là, sotto quelle tende, quando tutto tace all'intorno, là s'affollano le immagini dei parenti lontani e degli amici del proprio paese, immagini vive e parlanti; care, su tutte, quelle delle madri che vengono ad accomodar lo zaino sotto la testa al figliuolo pregando dentro al core:—Dio mio! fate che non sia questo il suo ultimo sonno!—Chi non ha versato una lagrima, la sera, sotto la tenda, a quell'ora?
—Vieni qua, Carluccio.—