Il povero Carluccio, che non potea credere a tante dimostrazioni di benevolenza e temea di sognare, accennava di sì abbassando e rialzando la testa e guardandoci cogli occhi pieni di stupore.

—E adesso come stai?—Ti senti stanco?—Hai sete?—Hai bisogno di mangiare?—Vuoi un po' di caffè?—Vuoi un po' di rosolio? Di', amico, dove hai messo la fiaschetta del rosolio?—Eccola,—To', bevine un sorso.

—No, grazie, non ho sete;—e faceva atto di respingere la fiaschetta colla mano.

—Bevi, bevi; ti farà bene, ti ridarà un po' di forza.—Bevve.

—Vuoi mangiare? Per ora non c'è altro che un po' di pane.—Oh! lanterna, porgi un pezzo di pane.—

Il soldato che tenea la lanterna trasse premurosamente un pezzo di pane dalla tasca e glie lo porse.

—No, grazie.... non ho mica fame.

—Mangia, mangia; è molto tempo che cammini; hai bisogno di rinvigorirti lo stomaco, mangia.—

Esitò un momento; poi afferrò il pane con tutte e due le mani e lo addentò coll'avidità d'un affamato.

Ci guardammo tutti in faccia.—Di' la verità: quanto tempo è che non mangi?