—Ma via, ma parla una volta, dicci la cosa com'è, fatti coraggio. O che hai paura di noi? Perchè sei fuggito da casa?—
Stette muto un momento, e poi diede in uno scroscio di pianto, e tra singhiozzo e singhiozzo mormorò:
—Mi.... pic.... chia.... no!
—Oh povero bambino!—esclamammo tutti a una voce ponendogli le mani sul capo e sulle spalle e accarezzandogli il mento e le guancie;—oh povero bambino! E chi ti picchia?
—La.... mamma.
—La mamma?—gli chiedemmo tutti insieme guardandoci in volto meravigliati.—O come mai?
—Ma.... non è.... la mia mamma.
Qui il povero ragazzo, pregato e ripregato ancora, ci disse che suo padre era morto da un pezzo, ch'egli non aveva più altri che la matrigna, la quale voleva bene soltanto ai suoi bimbi, e non poteva veder lui, e lo trattava male, molto male, e ch'era un pezzo ch'egli soffriva, e che era fuggito da casa per venire con noi. Non aveva ancora finito di parlare, che noi l'affollammo di carezze e di conforti:—Verrai con noi, buon ragazzo; non ti dar pensiero di nulla. Avrai tanti babbi quanti sono i soldati. Ti vorremo bene per tua madre, per tuo padre, per tutti; sta' tranquillo.—E volendo rasserenarlo e farlo sorridere, io gli soggiunsi:—E a chi ti domanderà di chi sei figliolo e donde sei venuto, tu risponderai che sei figlio del reggimento, e che noi ti abbiamo trovato nel fodero della bandiera; hai inteso?—
Egli, sorridendo lievemente, fe' cenno di sì.
—E intanto,—io continuai,—appena ci metteremo in cammino, tu verrai con me o con un altro qualunque di noi, e gli starai sempre accanto, e camminerai fino che le gambe ti reggano, e quando ti sentirai stanco lo dirai, hai inteso? e noi ti faremo salire sopra un carro.—