Gli altri due, presentendo un discorso lungo, avvicinarono le loro seggiole a quella del mio amico, e composero anch'essi la faccia a un'intenta serietà.
—Sentano,—ripigliò l'ufficiale con voce vibrata;—v'è un dolore appetto al quale la morte dei nostri più cari, la perdita delle nostre più belle speranze e i più inattesi e più fieri disinganni della vita non sono che una mestizia sfuggevole, un turbamento leggero, un nonnulla; e questo dolore è quello che ci strinse l'anima quella sera.... Il mattino felici, ebbri di gioia, ardenti di un entusiasmo che ci cavava le lagrime e ci faceva prorompere in grida da forsennati, impazienti della battaglia, certi, si può dire, della vittoria; e poche ore dopo.... ecco quell'esercito tanto fresco di gioventù, tanto pieno di vita, tanto forte di ardimento e di fede, quell'esercito idolatrato dalla patria, frutto di tanti sacrifici, oggetto di tante cure, argomento di tante trepidazioni e di tante speranze; eccolo, poche ore dopo, vinto, disordinato e sparpagliato per la campagna, rifar mestamente le vie percorse il mattino quasi in sembianza di vincitore.... Ah! gli è uno spettacolo che strazia l'anima, che atterra, che schiaccia; è un dolore che nessuna parola umana basta a significare.—Chi ci renderà,—domandavamo desolatamente a noi stessi,—chi ci renderà il nostro cuore di stamane, il nostro orgoglio, la nostra fede, la nostra forza? Chi ci richiamerà negli occhi quelle lagrime d'entusiasmo? Chi rialzerà l'edifizio su queste dolorose rovine? E che dirà il paese?... Oh, il paese!—Il pensiero ne rifuggiva atterrito; ci pareva di risentire le grida e gli applausi con cui le popolazioni delle città ci avevano accompagnati alle porte, e quegli applausi e quelle grida ci scendevano nel cuore e gli davan delle strette terribilmente dolorose.—Oh tacete!—dicevamo dentro di noi—tacete, siamo soldati, e il nostro povero cuore si spezza!—
Seguì un minuto di silenzio. Il consigliere esclamò mestamente:
—E che scompiglio, figuriamoci, dev'esservi stato quella sera!...—
L'ufficiale rispose con un cenno del capo. Altro minuto di silenzio.
—E la sua divisione—interrogò con molta dolcezza il padrone di casa—a che ora, presso a poco, cominciò a ritirarsi?—
L'accento della domanda e l'atteggiamento del volto esprimevano apertamente il suo vivo desiderio di sapere come le cose fossero veramente andate, e non come le dicevano o l'avevano dette i giornali. L'ufficiale capì, e, come egli era un molto facondo parlatore, cominciò subito così:
—Se la memoria non m'inganna, la mia divisione cominciò a ritirarsi dal campo poco dopo il tramonto. I diversi corpi giungevano a passi concitati dalle diverse parti della campagna sullo stradone che mette in Villafranca; quivi le file si disfacevano, i reggimenti si mescolavano, ogni apparenza di ordine scompariva, e una turba tumultuosa si versava di corsa nella città, allagando rapidamente la via principale e la piazza e i vicoli e i cortili di gran parte delle case. Arsi dalla lunga sete, una gran parte dei soldati si slanciò ai pozzi con un'avidità rabbiosa e con certe grida di gioia selvaggia che mettevano spavento. Dieci, venti, trenta, i primi col ventre sul parapetto, gli altri col petto sulla schiena dei primi, si spenzolavano sopra la bocca d'un pozzo, co' piedi sollevati da terra, a gran rischio di cader giù a capo fitto, e si contendevano colle mani convulse la fune, il secchio, la manovella, respingendosi l'un l'altro a colpi di gomito, a fiancate, a pedate, minacciandosi di por mano alle baionette e urlandosi nell'orecchio imprecazioni e bestemmie; finchè il secchio, tirato su da dieci braccia vigorose, cominciava a vedersi luccicare; e allora le ire e le grida e le percosse raddoppiavano, tutte le braccia si protendevano all'ingiù per afferrarlo le prime; su, su, ancora un tratto, ancor un altro, eccolo; venti mani lo afferrano, dieci bocche infocate gli s'inchiodano agli orli, tira di qua, tira di là, l'acqua agitata trabocca e si spande sulle faccie e sui panni e sul terreno; chi ha bevuto? nessuno; così da per tutto. La più parte dei soldati si erano sparpagliati pel paese; qualche battaglione, fraintesi gli ordini ricevuti, non era nemmeno entrato in Villafranca, e s'era diretto verso la strada di Goito pei sentieri dei campi; ond'è che dei corpi non restava più, si può dire, che il nucleo; il colonnello, il portabandiera, gran parte degli ufficiali e pochi soldati; delle bande, nessuna. La folla di cui eran piene le strade mandava un gridìo assordante; era un chiamarsi ad alta voce, un fender la calca a spintoni, un correre di ufficiali qua e là ad agguantare soldati pel braccio e riunirli e spingerli intorno alla bandiera, un via vai di aiutanti di campo e di staffette a cavallo; nel centro della piazza un aggrupparsi frettoloso di colonnelli e di ufficiali di stato maggiore, un interrogare ansioso, un dare e rivocare concitato di comandi; tutti ansanti, co' volti accesi; gli sguardi, gli atti, gli accenti improntati d'un abbattimento, d'una costernazione profonda: uno spettacolo desolante. Finalmente, come Dio volle, seguìto da una trentina di soldati, che dovettero sfilare uno a uno fra una colonna di carri e le ultime case del paese, fui fuori all'aperta campagna, sulla strada che mena a Goito. Ritrovai il mio battaglione, ridotto a uno sciame di poco più di duecento soldati, e con esso proseguii il calmino. A poco a poco si fece buio perfetto; non ci si vedeva di qui a lì; mezza la strada ingombra di carri d'artiglieria e di provianda che si fermavano ad ogni tratto, così che s'aveva un gran da fare a non rompersi il viso contro la punta di qualche sbarra e a guardarsi i piedi dalle ruote; fossi a destra e a sinistra della via; paracarri e mucchi di pietre ad ogni passo; di tratto in tratto carri rovesciati nel bel mezzo della strada, e sacca aperte ed ogni maniera di provvisioni da bocca sparpagliate; ad ogni po' di cammino il carretto d'un vivandiere fermo, con suvvi un lumicino e attorno una grossa turba di soldati che impedivano il passo ai sopravvegnenti; di tempo in tempo un qualche maggiore o ufficiale di stato maggiore a cavallo che ti capitava alle spalle mentre men te 'l pensavi, e pover'a te se non eri lesto a scansarti; da tutte le parti gruppi di soldati che ti obbligavano a serpeggiare sulla via come una saetta; ad ogni momento canne di fucili che venivano a un pelo dal cavarti gli occhi e violenti urtoni di addormentati; un polverio denso e continuo che t'empiva gli occhi e la bocca; un incessante vociare di soldati d'artiglieria contro i carrettieri borghesi, che, storditi in mezzo a tanto scompiglio, ingombravano malamente la strada; un gridar rabbioso d'ufficiali che s'affaccendavano invano a rannodare gli sparsi avanzi del proprio pelottone; soldati che salivano e scendevano continuamente dalla strada nei campi e da' campi sulla strada, precipitando e rotolando giù per le sponde dei fossi; in somma una confusione, un frastuono, uno stordimento da non potersi ridire; una notte d'inferno. Oh! gli è un gran tristo spettacolo quello d'una ritirata!