—Di', tu, padovano, insegnaci una bella barcarola, tu che ne sai tante e ce le urli nell'orecchio dalla mattina alla sera, volerti o non volerti sentire.—
E tutti gli altri:—Sì, insegnaci una bella barcarola.—
—Rivolgetevi a lui,—rispose il padovano appuntando il dito verso un suo vicino, che pizzicava di poeta e di tenore.—Fategli improvvisare una romanza a lui, che è del mestiere.
—Bravo! Sicuro!—esclamarono tutti gli altri in coro.—Animo, signor poeta, fuori la romanza, fuori la musica, fuori la voce, e presto, e senza farsi tanto pregare, com'è uso di voi altri accozzatori di strofe.—
Credo che il mio amico, a cui erano rivolte queste parole, avesse già una poesia bella e fatta nella testa, perchè accettò l'invito troppo prontamente e con un troppo aperto sorriso di compiacenza. Ad ogni modo però, egli non tirò fuori che dei versi dozzinali; versi da campo, che vuol dire roba da strapazzo.
—Ci vorrebbe una chitarra....
—O dove s'ha da pigliarla qui una chitarra? Mi fai ridere.
—Aspetta, aspetta,—gridò un terzo e si diresse di corsa verso la locanda. Indi a poco, tornò con una chitarra in mano:—Voleva ben dire io che non s'avesse a trovare una chitarra qui a poche miglia dalla città delle gondole e degli amori notturni. To'!—
Il poeta (scusate) prese la chitarra, si pose in atto di sonare: tutti gli si strinsero attorno, tacquero, e stettero aspettando.
—Sentite. Prima vi recito i versi, strofa e ritornello; poi la strofa la canto io e il ritornello lo cantate voialtri; va bene?