Ad un tratto echeggia un gran rumor di tamburi; poi silenzio. Le compagnie si volgon successivamente di fianco, le prime file si muovono, il reggimento parte. Passa, sopra un angusto ponticello, il fosso che separa dal campo la via, e là le file si accalcano, e si osserva un affollarsi di lumi che vanno ora avanti e ora indietro a seconda degli ondeggiamenti della folla, e partono due a due, e s'allungano per i due lati della via diritta in una doppia fila, e a poco a poco si confondono lontano in due strisce luminose ondulanti e serpeggianti come due gran redini di fuoco agitate dalla coda della colonna.

E si cammina; e per un po' di tempo si ode un chiacchierio sommesso che muor poi a poco a poco, a poco a poco in un silenzio profondo, interrotto da qualche rauca vociaccia degli uffiziali che brontolano:—In ordine—ogni volta che, gettando l'occhio sonnolento sui soldati vicini alla lanterna, vi scorgono un po' di allargamento o un po' di serra serra. Tutti gli altri tacciono. Non s'ode che lo strascicato rumore delle pedate e il monotono tintinnìo delle scatole di latta, che segnano la cadenza del passo.

Col diffondersi del silenzio si comincia a diffondere il sonno, il tormentoso e terribile compagno delle marce notturne. Pover a chi n'è colto! Non v'ha riposo anteriore, nè colloquio di amico, nè liquor vigoroso, nè sforzo di volontà che lo vinca; bisogna cedere e subirlo.

Guardate là quell'uffiziale in mezzo alla via. Egli lotta da più d'un'ora col sonno; ma ormai le palpebre gli si chiudono irresistibilmente, tremole, gravi; e le ginocchia gli si piegan sotto; e la testa sollevata a stento gli ricade pesantemente sul petto; e le braccia gli penzolano inerti e senza forza. La mente a poco a poco gli si chiude, le immagini gli s'intorbidano, gli si confondono, gli si trasformano l'una nell'altra bizzarramente. Al suo sguardo velato di sonno traballano in confuso i soldati che camminano davanti ed ai fianchi; e gli alberi e le case dall'una e dall'altra parte della via, di cui appena si discernono i neri contorni, gli presentano certi aspetti deformi, mirabili, strani. Alle volte egli segue ancora coll'occhio le mura d'una casa quand'elle sono già d'un buon tratto passate, o gli par di veder nereggiare un casolare o un folto d'alberi dove non è. Tal'altra volta gli si para improvvisamente dinanzi, proprio nel mezzo della via, proprio lì sul suo passo, un grande ostacolo, una gran cosa nera, ch'ei non sa che sia; ma ei la vede, ma ella c'è, eccola, è lì, proprio lì, sta per darci contro col capo; si sofferma, stende il braccio, lo agita.... nulla, non c'era nulla; tira innanzi. Trenta, cinquanta, cento passi, poi daccapo a sonnecchiare. E questa volta sogna. E gli pare di camminar solo, diretto non sa dove, o d'essere in tutt'altro luogo che là, lontano di là, forse a casa, in mezzo a tutt'altra gente, di giorno.... Ad un tratto, gli colpisce l'orecchio il rumore delle pedate d'intorno; s'accorge, come d'improvviso, del tintinnar dei gamellini; si desta, gira lo sguardo, si ravvede, sbadiglia, ripiglia il passo, e,—poco dopo,—daccapo. Col mento inchiodato sul petto, una mano in tasca, l'altra sull'elsa della sciabola, va innanzi, abbandonato al suo peso, a passi ineguali, a sbalzi, tentennando, serpeggiando, tre passi di qua, quattro passi di là,—cinque—sei,—giù, una gran spallata nello zaino a un soldato. Si scuote, si sveglia, lo guarda un momento cogli occhi stralunati, si ravvede, si vergogna, scrolla la testa in atto di compatire se stesso, e poi ripiglia l'andare a passo franco e spedito. Dopo cento passi, daccapo. Dà un grande urtone in una persona che gli cammina davanti, si sveglia, guarda:—Oh! scusi, capitano.—Niente, si figuri! Son cose che succedono a tutti.

Ti si accosta un compagno. Camminate per un po' di tempo, senza scorgervi, l'uno al fianco dell'altro. Poi:—Sei qui?—Risposta: un grugnito.—Hai sonno?—Un po'.—Dammi il braccio.—E vi date il braccio. Spalla contro spalla, fianco contro fianco, e avanti, alla meglio, a fiancate, a traballoni, a sconquassi. Otto, dieci, venti passi, e il sonno vi piglia, e le vostre teste pesanti si ripiegano tutte e due dalla stessa parte e si picchiano.—Ahi!—Vi sciogliete.

E intorno intorno tutti cheti; e sempre buio fitto; sempre le due lunghe file di lumi che ondeggiano lunghesso i lati della via; e sempre lo stesso monotono tintinnar dei gamellini.

Tutto ad un tratto suona in mezzo alle file una voce stizzosa:—Su quel lume!—E il soldato che porta la lanterna e che, preso dal sonno, aveva allentato il braccio e lasciava cadere il fucile sul capo di chi gli vien dietro, si desta, ripiega il braccio, e rialza il lume.

Altri pochi passi, e un sonoro e prolungato sbadiglio a raglio d'asino rompe il silenzio. Due o tre voci gli tengon dietro a contraffarlo; una risata, e zitti.

Altri pochi passi, e s'alza una voce stridula in tentativo di canto. Un diavolìo d'urli di protesta e di disapprovazione si solleva dalle file.—Lasciala lì.—A un'altra volta.—Dormi in pace.—E il mal ispirato cantore ricaccia in gola il resto della canzone e si tace.

Altri venti passi, e si ode un grido acuto e poi un digrignar rabbioso di bestemmie.—Che c'è?—Chi è?—È un soldato, colto dal sonno, che ha dato una violenta stincata contro un paracarri—E intorno intorno:—Bada ove vai.—Sfido io, cammina a occhi chiusi.—L'hai? tientela.