In quel punto un soldato si affacciò alla porta del caffè e cercò del dottore.
—Le dirò il resto più tardi; a rivederla.—Ciò detto, disparve. L'ufficiale, alzandosi per salutarlo, urtò forte colla sciabola nel tavolino. In quel punto s'udì una voce dalla piazza che gridava:—L'ho sentito, l'ho sentito! È là dentro!—E nello stesso tempo apparve la pazza sul limitare della porta.
—Mandatela via!—gridò l'ufficiale levandosi vivamente in piedi, come se fosse stato spinto in su da una molla; la ragazza fu fatta andar via.
—Andrò ad aspettarlo a casa!—la si sentiva dire allontanandosi;—andrò ad aspettarlo a casa, il mio ufficialino!—
Tra i pochi avventori là presenti vi fu un tale che, notando quel suo atto così impetuoso e quella sua faccia così mutata, disse nell'orecchio al vicino:—Che abbia avuto paura il signor tenente?—
IV.
La madre di Carmela abitava una casuccia posta ad un'estremità del paese, assieme a due o tre famigliuole di contadini, e campava stentatamente a cucire di bianco. Sulle prime soleva ricevere di tratto in tratto qualche soccorso di danaro dalle famiglie più agiate del paese; da ultimo niente. I benefattori avevan veduto che i loro soccorsi tornavano affatto inutili perchè la fanciulla non voleva dormire nè mangiare in casa, nè c'era verso di ridurla a conservare intero un vestito nuovo almeno almeno per una settimana. Non è a dire se la madre ne patisse, e se con instancabile perseveranza non ritentasse ogni giorno di ottener qualcosa dalla figliuola; ma sempre invano. Talora, dopo molte preghiere, ella si lasciava mettere una veste nuova, e poi tutt'ad un tratto se la stracciava, la tagliuzzava e la riduceva in cenci. Altre volte, appena uscita dalle mani della madre pettinata e lisciata di tutto punto, si cacciava le mani nei capelli e in un momento se gli scioglieva e se li arruffava come una furia.
Gran parte del giorno soleva andar vagando pe' monti più dirupati e solitari, gesticolando, parlando e ridendo forte da sè. Molte volte i carabinieri, passando per que' luoghi, la vedevano da lontano tutta intenta a fabbricar torricelle di sassi, o seduta immobile sulla sommità d'un balzo colla faccia volta verso il mare, o distesa per terra e addormentata. S'essa li scorgeva, li accompagnava collo sguardo fin che fossero spariti, senza rispondere nè colla voce nè cogli atti nè col sorriso a qualsiasi cenno le facessero. Tutt'al più, qualche volta, quand'eran già dimolto allontanati, essa faceva con tutt'e due le mani l'atto di sparare il fucile contro di loro; ma sempre col viso serio. Così coi soldati, con cui nessuno l'aveva vista mai nè trattenersi, nè parlare, nè ridere. Passava dinanzi a loro o in mezzo a loro senza rispondere parola ai motti che le lanciavano, senza volger la testa all'intorno, senza guardare in faccia nessuno. Nè v'era chi s'attentasse a toccarle pure un dito o tirarla per la veste o che so io, perchè si diceva che menasse certi ceffoni da lasciar l'impronta delle dita sul viso.
Dovunque si fosse, appena udiva un suon di tamburo, accorreva. I soldati uscivan dal paese per andare a far gli esercizi sulla riva del mare, ed essa li seguiva. Mentre i sergenti comandavano e l'ufficiale, a una qualche distanza, sorvegliava, essa ritiravasi in disparte e contraffaceva colla più gran serietà gli atteggiamenti dei soldati e imitava con un bastoncino i movimenti dei fucili, ripetendo a bassa voce i comandi. Poi, all'improvviso, buttava via il bastone e andava a ronzare intorno all'ufficiale, guardandolo e sorridendogli amorosamente e chiamandolo coi nomi più dolci e più soavi, a bassa voce però, e coprendosi la bocca con una mano, perchè non sentissero i soldati.