— Le scriverò.
— Ma tu non sei in te, Alberto! — esclamò la moglie afferrandogli la mano.
— Scriverai quello che hai detto a me, — riprese il padre con maggior commozione — che tutto è ingiustizia, menzogna e violenza, che bisogna.... equiparar le fortune, che è necessario mutar le cose anche se si debba sconvolgere il mondo?... E pubblicherai queste idee col tuo nome.... a costo di metter la discordia in famiglia, di inimicarti tutti, di rovinar la tua carriera?
— Senza il menomo dubbio, perchè ho detto che lo credo un dovere.
Il padre stette un momento a guardarlo, con un viso che Alberto non gli aveva mai visto. Poi gridò, tremante di collera: — Ebbene, tu sei un altro da quello che credevo. Tu non hai affetto nè per tuo padre, nè per tua moglie, nè per il tuo bambino. Non hai più nè ragione nè cuore. E sei un ingrato. Non ti riconosco più per mio figlio.
E si slanciò nell’altra stanza.
La signora, sconvolta da quelle parole, gli corse dietro, chiamandolo; ma egli chiuse l’uscio con violenza.
— Alberto, — disse allora, severamente a suo marito, stentando a raccoglier la voce — io avevo diritto di conoscere prima d’ogni altro queste tue idee. Perchè non me le hai mai confidate?
Scosso profondamente da quella scena, la più grave, la sola grave che il padre gli avesse mai fatto in vita sua, il giovane si ricompose a fatica, e rispose con voce commossa, ma risoluta: — Perchè m’avresti fatto come papà; hai veduto.
— No — disse la moglie; — avrei cercato di moderarti, di farti riflettere.... T’avrei impedito di dare a tuo padre questo dolore.