— Sì — rispose il giovane, passandosi una mano sulla fronte — ho ecceduto.... Ma egli pure.
— Tu sai che t’adora — disse la signora. — Io son certa che soffre immensamente. — E soggiunse sottovoce: — vagli a chiedere perdono.
Alberto fece uno sforzo sopra di sè, poi rispose risolutamente, ma con rammarico: — Non posso.
Fra madre e figlio.
La Madre (afflitta). — Intanto tu sei socialista e non credi in Dio (toccando un piccolo crocifisso che tiene appeso al collo) e non hai più fede in questo, che baciavi da bambino.
Il Figliuolo. — Quando mai l’ho detto? No, cara mamma. Io non affermo; ma non nego. Io spero. Ecco il mio stato di coscienza, che è anche lo stato vero, credilo, della maggior parte di quelli che si dicono credenti. Se non ho la fede ferma non è già perchè io sia socialista, ma perchè sono un uomo del tempo mio. Il dubbio mi è venuto da un’educazione intellettuale che non mi fu data dai socialisti. Guardati intorno; vedi fra i nostri amici e conoscenti quante persone d’ogni età, rispettate anche da te, avversissime al socialismo le quali non hanno fede e lo dicono, o dicono di averla e vivono come se non l’avessero. Il socialismo non comanda punto di non credere: dice: — La coscienza è libera. — E non ti pare abbia ragione? Non è forse vero che soltanto in una coscienza libera può nascere la fede vera?
M. — Ebbene.... se in qualche momento tu credi in Dio, come mai non pensi, povero figliuolo, tu che vuoi mutare il mondo, che se la società è fatta come è, è perchè Dio lo consente?
F. — No, cara mamma, non lo posso pensare. Il mondo di ora è tutt’altro da quello che era secoli fa. Questo lo ammetti? Ebbene, se si è mutato è perchè Dio lo ha consentito. Se ha consentito che si mutasse per il passato, perchè non dovrebbe consentire che si muti nell’avvenire? Quale credente oserebbe di affermare che la forma attuale della società sia l’ultima ch’egli consente, quella che egli ha designato a non più mutare? Che tutti i disordini e i mali che le sono inerenti egli li voglia mantenuti per sempre? Se c’è una cosa manifesta, è che Dio ci lascia fare, perchè se ciò non fosse non avremmo la libertà; senza la quale non ci sarebbero nè meriti nè colpe. Siamo dunque liberi di fare tutto quello che ci par bene, di distruggere tutto quello che ci par male, di mutare la società nel modo che ci par meglio per essa, e potendolo fare, abbiamo, davanti a Dio, il dovere di farlo.
M. — Sarà così.... non lo nego.... Ma il vostro errore è questo, che la vostra idea, come dicon tutti, è un’utopia, fondata sopra una idea falsa della natura degli uomini....
F. — Ma allora, cara mamma, e l’idea di Cristo, che tutti gli uomini si amino come fratelli, che i ricchi diano tutto ai poveri riducendosi poveri anch’essi, che si perdonino tutte le offese, che non si curi alcun interesse della terra, non ti pare forse un’utopia, fondata sopra un concetto falso della natura degli uomini? Vedi che in mille e novecento anni non è diventata realtà; credi che lo sarà mai?