M. — Oh, la cosa è ben diversa! Tutto quello che prescrive il Vangelo, ognuno che lo voglia, lo può fare; supponi che tutti lo facciano, e il mondo sarà mutato in meglio, e sarà trasformata la società, come tu desideri. Vedi che basta la religione a far questo.

F. — No, cara mamma. Se bastasse la religione a mantenere e a mandare innanzi gli uomini sulla buona via, perchè sarebbero necessarie, anche tra i popoli più religiosi, tante leggi e tanta forza per proteggere vita e proprietà, per frenare e punire, per conservar l’ordine e la pace? Vuol dire che la religione non basta. Se non basta a mantenere quel po’ di bene che esiste, non basta a conseguire il meglio a cui aspiriamo.

M. — Io non so.... Ma tutti lo dicono; voi volete un cambiamento impossibile, una società che avete immaginata voi, che non è mai stata e non sarà mai.

F. — Ma neanche la società quale è ora non è mai stata. È quella che ora non sta, ma cammina. Vedi un po’ intorno a noi, cara mamma, quante istituzioni, leggi, idee, costumi, tendenze, di cui, quando eri giovine, non c’era indizio, o se ne parlava, se te ne ricordi, come di idee stravaganti di pochi, che non si sarebbero attuate mai. Considera un po’ tutte queste cose: organizzazioni operaie, società cooperative, leghe di resistenza, leggi protettrici del lavoro, giurì popolari, idee di solidarietà e d’eguaglianza, rivendicazioni di diritti e di riforme, lotte formidabili fra lavoratori e padroni; precorri col pensiero lo svolgimento di tutte queste cose nuove nell’avvenire, come faresti con l’occhio di tante linee convergenti, poichè tutte quelle forze tendono a un fine solo, che è uno stato migliore delle moltitudini, e interroga la tua ragione, e vedi se non ti dice che nel punto in cui s’incontreranno ci sarà il socialismo, o qualche cosa di molto simile, donde si verrà a quello naturalmente. Tu vedi che il mondo muta. Tu sei certa che fra cento anni sarà molto diverso da quello che è adesso. Ebbene, credi tu che allora sarà molto più vicino, o molto più lontano che adesso, dall’ordinamento sociale che noi invochiamo?

M. (turbata). — Di queste cose io non sono in grado di discutere, caro figliuolo.... Ma per quanto tu dica, io sento per le vostre idee una ripugnanza.... un terrore, che vuol dir qualche cosa.

F. — Ma codesta ripugnanza, codesto terrore, pensaci bene, non sono proprio le nostre idee che lo destano: te l’hanno destato le persone che le travisano e ci calunniano. Pensa che milioni di uomini, per lunghissimo tempo, hanno creduto in buona fede che i primi cristiani, che pure vivevano in mezzo a loro, fossero gente malvagia e corrotta, capace di ogni sozzura e di ogni delitto....

M. — Ah! non far di questi confronti, figliuol mio! Può darsi che il mondo s’abbia a mutare, come tu dici; ma non muterà in meglio se non sarà con Dio. Da lui solo vengono i buoni sentimenti e le buone idee. E il cuore mi dice, che voi non siete con lui. Che cosa sarà mai il progresso, la civiltà, tutto quello che tu vuoi, senza la religione?

F. — E che cos’è mai la religione senza le opere, cara mamma? Esamina un poco, uno per uno, i nostri propositi. Il socialismo vuole una società in cui non si possa arricchire sul lavoro altrui nè vivere senza lavorare, in cui chi lavora abbia diritto a vivere, in cui, lavorando tutti, il lavoro non sia per alcuno eccessivo, e quindi non abbrutisca e non torturi alcuno, e dia al lavoratore il tempo e il modo di ristorar le forze, di curar la famiglia e di coltivar lo spirito; vuole che cessi questa necessità fatale che, per alimentare la officina, strappa le madri ai figliuoli o i figliuoli alla casa e alla scuola, estenuando e corrompendo donne e fanciulli, perpetuando l’ignoranza nella moltitudine e seminando la morte fra i deboli: vuole che cessi questa concorrenza sfrenata che è causa di tante basse passioni, angoscie e rovine, questa furia d’acquistare, questo terrore di perdere, questa mischia feroce degli uomini che si disputano a morsi il palmo di terra e il boccoli di pane; vuole che cessi tutto questo per dar luogo ad una società non più divisa da orgogli e da odii di classe, non più irritata da uno spettacolo d’ineguaglianze, d’ingiustizie e di miserie immeritate, che contrista e scoraggia ogni coscienza onesta; vuole, insomma, che gli uomini si accordino e si compongano, per quanto è possibile, in una grande famiglia operosa, in cui, se non sono soppressi l’egoismo, i dolori, le ineguaglianze della natura, l’egoismo è contenuto, i dolori sono consolati, le ineguaglianze sono attenuate dall’affetto reciproco e dal sentimento dell’interesse comune e non sieno possibili la fame e la disperazione accanto all’abbondanza e alla festa. Ebbene, di tutti questi desideri e propositi, cara mamma, c’è uno solo che contrasti la religione? Uno solo che il tuo cuor buono e generoso possa rifiutare? E dimmi ancora: si può credere in Dio buono e giusto, senza credere ch’egli desideri che quell’ideale s’avveri? E si può creder questo e non sentire il dovere imperioso di lavorare con tutte le forze al conseguimento di quell’ideale? Tu dici che i buoni sentimenti vengon da Dio. E allora, madre mia, donde mi vien mai questo sentimento che provo per la moltitudine che fatica e che soffre, questa pietà che mi fa pianger l’anima, questo desiderio del bene, quest’odio del male e dell’ingiustizia che ha distrutto la pace della mia vita e che pure mi dà le più nobili gioie che si godano sulla terra?

M. (commossa). — Certo.... se ti sento parlare.... Ebbene, se sei sincero (con risoluzione improvvisa, prendendo il piccolo crocifisso che tiene al collo e sporgendolo, con un dolce sorriso verso il figliuolo) bacia un po’ questo....

F. (semplicemente). — Ha amato i poveri, ha consolato gl’infelici, ha predicata la giustizia, è morto per i suoi fratelli. Con tutta l’anima mia. (Bacia il crocifisso tre volte).