Molti risero, altri fecero dei cenni di disapprovazione. — Ma lei ha torto — riprese la signora, senza turbarsi, — perchè è la cattiva nutrizione, che intristisce gli uomini. Sa il proverbio tedesco: «Der Mensch ist was er isst». L’uomo è ciò che egli mangia!
— Ma signor Luzzi! — esclamò il Cambiari, voltandosi verso il marito — la sua signora è socialista! È forse lei che la catechizza?
Il Luzzi, che non aveva ancora aperto bocca, crollò il capo in atto di compatimento verso sua moglie, come per dirle che era una pazza, poi espose la propria idea, mettendo nei suoi occhietti di topo un’espressione di finissima astuzia. Eran tutti malati d’immaginazione. Il socialismo era un fantasma creato dalla borghesia, la quale rassomigliava a certi malati che a furia di parlare di una malattia che non hanno, finiscono con soffrirne davvero. Egli aveva affermato il proposito di non aprir bocca in quelle controversie, perchè gli facevan compassione.
Tutti scrollarono le spalle; quel Luzzi che non aveva senso comune. Il socialismo esisteva, anche troppo; ma erano «i socialisti borghesi, borghesi dilettanti» quelli che gli fortificavano la vita. — Sono loro — disse il vecchio impiegato ad Alberto, ripetendo delle parole lette di fresco — loro che giuocano col mostro ancor piccolo, ancora innocente, con un nastro al collo come un agnello, e lo tiran su a bocconcini, senza pensare che un giorno mostrerà i denti e divorerà loro stessi e tutti quanti.
— Ma è appunto quello che io penso! — rispose Alberto.
— E anche quello che desidera?
— Io non desidero che il bene di tutti.
— A spese di alcuni, non è vero?
— Sarebbe sempre più giusto che il bene di alcuni a spese di tutti.
Tutti protestarono in coro, l’impiegato fece un atto di sdegno e la discussione stava per volger alle brutte quando il Cambiari la interruppe con uno scherzo, e la troncò poi affatto la comparsa di un cameriere con un gran vassoio pieno di bicchieri.