— Ah no! — rispose il professore. — Fate voi altrettanto per conto vostro. Un’amicizia di tal genere non serve a nulla, anzi non si può avere se non si conquista. Vi trovereste a dover rifare il lavoro medesimo, a vincere le stesse difficoltà e le stesse diffidenze ch’io ho dovuto vincere. Non è uno di quegli amici che s’imprestano come un soprabito.

— E allora come trovarne?

— Ci dovrebbero essere delle agenzie speciali.

— Dobbiamo ricorrere alla «Camera del Lavoro».

— Ridete pure, — rispose il professore mentre tutti si alzavano per uscire. — Avete ingegno: son ben certo che quello che vi ho detto, vi rimarrà stampato nel cervello, e che ci penserete molte volte.... senza ridere.

Fra anarchico e socialista. (FRAMMENTO.)

La visita che Alberto aspettava con maggiore impazienza era quella del Baldieri. Il concetto un po’ fantastico che s’era fatto di lui, il pensiero di trovarsi per la prima volta davanti a un operaio d’idee profondamente discordi dalle sue, a un agitatore audace, provato da processi e da prigionie, che forse gli veniva in casa di mala voglia, e col proposito di dirgliene delle dure, lo tennero per vari giorni in uno stato di curiosità viva; la quale diventò vivissima quando, all’ora indicatagli dal Cambiasi con un biglietto, egli sentì una vigorosa scampanellata.

Dal viso con cui la cameriera gliel’annunciò e dall’incertezza con la quale disse un uomo invece di un signore, capì che doveva aver visto una faccia straordinaria.

E quando l’«uomo» gli fu davanti, egli dovette fare uno sforzo per dissimulare l’impressione che gli produsse il suo aspetto.

Non vide sul primo momento che due occhi azzurri potentissimi in una testa bionda più alta della sua; la quale pronunziando il suo nome, s’alzò invece d’inchinarsi.