Lo fece sedere, e l’osservò a varie riprese, di sfuggita, cominciando subito le sue interrogazioni, come se non s’occupasse punto della sua persona. Il Cambiasi aveva ragione. Egli non avrebbe saputo immaginare un viso che esprimesse più audacemente l’idea dell’anarchia rivoluzionaria. Era un viso lungo e sanguigno, con un gran naso arcato e sottile, che dava l’idea d’un’arma offensiva, e una bocca ferma, guernita di baffi petulanti, e un poco torta verso la guancia sinistra, dove s’apriva una cicatrice piccola e profonda, come il buco d’una palla di pistola. Ma più fieramente parlanti erano gli occhi, coi quali, fissando Alberto mentre rispondeva breve e netto alle sue domande, pareva che dicesse: — Chi è costui? Cosa cova? Che fine può avere la sua impostura? — Mai due occhi umani non gli avevano frugato dentro all’anima come quei due. Tutto ciò che v’è ancora di dubbioso nella sua nuova fede, tutti i pensieri e sentimenti che lo legavano ancora alla sua classe, gli parve che si agitassero, si scontorcessero sotto quello sguardo come un gruppo di bisce sferzate. Tanto che il suo cuore ardito se n’adontò e si ribellò, mandandogli un’ondata di sangue fino al collo, e invece di restringere la conversazione come aveva fissato, al lavoro dei fanciulli, egli decise d’assalirlo nel campo stesso delle sue idee, quando il primo argomento fosse esaurito. E cominciò a fissarlo, alla sua volta, negli occhi. E di volo riconobbe in lui quello che altri già riconobbero negli anarchici idealisti e sinceri: i caratteri fisici anticriminali: fronte larga, cranio ampio, una folta barba castagna, le pupille chiarissime. Era un bell’uomo; ma di quella bellezza che lascia l’animo incerto fra la simpatia e l’avversione; una di quelle figure vistose ed insolite, che, quando s’incontrano per la strada, vi fanno dire: — chi sarà costui? — A un certo punto sorrise, e Alberto fu stupito della espressione singolare di quel sorriso; pensò al sorriso, come lo chiama l’Antonino, fantastico, di Cola di Rienzo. Anche nella calma con cui parlava, il suo viso, il suo gesto, la voce, la parola, tutto aveva qualche cosa di tagliente e di aggressivo.

Quando capì che l’interrogatorio era finito, s’alzò a un tratto, con impeto, come se le sue gambe fossero due molle d’acciaio che avessero dato uno scatto a suo malgrado. Ma una curiosità imperiosa costrinse Alberto a trattenerlo.

— Come, — gli domandò sorridendo — se ne va senza cercar di convertirmi?

Il Baldieri lo guardò, senza comprendere: — Convertirla a che?... — Ma nell’atto stesso che fece quella domanda, comprese. — Ah! — disse — intendo.... No: non credo che sia il caso. Mi scusi, sa. Ha qualche cos’altro da domandarmi?

Alberto fu urtato da quella durezza: — Poichè rifiutate la discussione, non mi resta nulla da dire.

— Rifiuto la discussione! — ribattè l’anarchico. — Non la rifiuto mai quando credo che possa servire a qualche cosa. Ma a che cosa può servire.... tra me e lei?

Alberto volle rispondere; ma quegli lo prevenne. — Allora — disse — sarò franco; me lo permetterà. Noi non ci possiamo intendere. Un borghese non può esser con noi. Si può illudere, può essere qualche volta in buona fede....; ma alla prima occasione ci volterà le spalle, per forza, perchè non si può cambiare il midollo delle ossa. Tutt’al più, loro possono essere socialisti. Ma socialista e borghese è tutt’una per noi..... come per loro anarchico o pazzo. A che pro discutere coi pazzi? Dica la verità: per lei l’anarchismo è una pazzia.

Alberto gli fece cenno di sedere: quegli sedette sull’orlo della seggiola, come per fargli intendere che non si voleva trattenere.

— Non la credo una pazzia, — disse Alberto in tuono cortese — non mi pare irragionevole lo sperare che gli uomini potranno un giorno far di meno delle leggi, quando avranno raggiunto quel grado di moralità in cui la legge è superflua, perchè le basta la coscienza. Ma credo la moralità attuale ancora tanto lontana da quel termine, da rendere impossibile l’attuazione del vostro ideale, il quale è tutto fondato sulla esistenza d’uomini quasi perfetti. Crede lei in una trasformazione miracolosa della natura umana?

— Ma che miracolosa! — rispose il Baldieri con atto di impazienza. — Ecco la loro fissazione! Naturale, logica, non miracolosa; logica e certa, per effetto delle condizioni d’esistenza, affatto nuove, che dovranno mutar gli uomini per necessità, come il cambiamento del recipiente muta la forma del metallo fuso. — E fece un gesto come per dire: — È così chiara!