— È impossibile — disse Alberto. — Voi credete gli uomini pronti alla trasformazione, perchè, già sin d’ora, li giudicate migliori di quelli che sono, perchè non pensate che gran parte del male che non fanno, non lo fanno se non perchè non lo possono, perchè sono disarmati, compressi dall’ordinamento civile in cui vivono; ma togliete domani tutti i freni, come volete fare, e gli uomini ricadranno nelle barbarie d’un salto.

Il Baldieri scrollò le spalle in atto di pietà. — Lo dicevo che non ci possiamo intendere! — E ribattè con vivacità febbrile, picchiando il pugno sulla fronte e facendo scattar le parole: — Ma in che maniera un uomo intelligente non capiva che ogni crimine, ogni trista passione di adesso era l’effetto necessario d’una violenza, d’una restrizione imposta alla libertà, d’un vizio o d’una ingiustizia inerente all’organizzazione sociale? — Ma questo non si discute, — gridò — questo è patente come una verità elementare d’aritmetica! Ma non lo vede, non lo riconosce dieci volte al giorno, anche in sè stesso? — E dicendo questo, piantò in viso ad Alberto due occhi ch’ei non li aveva ancor visti, e che lo stupivano, quegli occhi fissi di smalto delle figure dei mosaici, che il Renan dice esser propri dei fanatici. Ed egli intuì rapidamente quella verità: che la fede assoluta in qualche cosa è per noi, uomini del presente, un fatto assolutamente sconosciuto, e che però ci è impossibile il metterci coll’immaginazione in quello stato dello spirito umano. Comprese che c’era un abisso fra quell’uomo e lui. Stette guardando un momento quegli occhi, poi disse: — Ebbene, supposto pure un miglioramento morale immediato negli uomini, come si può concepire una società senza organizzazione?

— Ma non si tratta di sopprimere ogni organizzazione! — rispose l’anarchico, impazientendosi da capo. — Questo è un altro dei loro chiodi. Si tratta di sostituire all’organizzazione autoritaria una volontaria, una federazione d’associazioni di lavoratori, che abbracci la società intera!

— Ma non sono possibili associazioni senza patti contrattuali, io credo; e questi patti saran sempre delle leggi!

— Non saranno leggi, perchè saranno spontanei e liberi, e si potranno mutare e distruggere quando si vorrà!

— Ma io non capisco neppur questo. In che maniera codeste associazioni, e nella loro federazione, si potrà mantenere l’accordo e ottenere l’operosità di tutti? Come potranno funzionare regolarmente l’una e le altre senza controllo, ossia senza autorità, senza leggi, senza la coazione dello Stato?

— Oh, curiosa! E come funzionava la società, prima che ci fosse tutto questo?

— Appunto: voi volete ritornare allo stato di natura; ebbene ci siamo stati, e siam venuti al segno in cui ci troviamo adesso.

— Ma noi ci torniamo con l’esperienza e con la scienza.

— Sta bene: dunque in condizioni affatto diverse, che ci permetteranno di rimanervi. Io comprenderei l’anarchia se si potesse tornare in tutto e per tutto allo stato primitivo. Ma non ci possiamo tornare con la complessità attuale della società, con l’attuale sistema di produzione, col macchinismo, con la divisione del lavoro, che richiedono la cooperazione metodica, armonica, puntuale d’una collettività di lavoratori, i quali debbono sacrificare la loro libera volontà. Come la sacrificheranno, se non ci saranno costretti?