La mattina alle dieci, quando fu tornato dalla passeggiata solita, mentre sua moglie e la ragazza erano a messa, gli capitarono in casa Alberto e la nuora.
Egli si slanciò incontro al figliuolo come se non l’avesse visto da un mese. Entrarono tutti e due nella stanza di studio, inondata di luce, tutti e due così freschi, belli, vestiti bene, splendidi di gioventù e di allegrezza, che il Bianchini non potè trattenere un’esclamazione di piacere e rimase un momento immobile ad ammirarli. Ah! quell’Alberto, quel caro figliuolo! Ogni volta che lo vedeva era tentato di cacciargli le mani in quei folti capelli biondi arricciolati, come gliele metteva quand’ora bambino, che ci si perdevano come dentro un mucchio di matassine di seta. Non era molto alto della persona, ma di membra ben proporzionate e solide, e aveva il viso di suo padre, ma raffinato di forme e nobilitato dalla luce dell’ingegno, e quella medesima aria di bontà, ma ingentilita e mista a una franca espressione d’alterezza virile. Egli risentiva sempre davanti al figliuolo la gioia d’un artista mediocre che ha imbroccato per caso un capolavoro. E godeva a metter giù davanti a lui ogni apparenza d’autorità paterna, e a dimostrargli che sentiva la sua superiorità, per fargli meglio comprendere il proprio affetto e la propria gratitudine.
Sedettero un momento tutti e tre intorno a un tavolino rotondo, di contro la finestra, donde entrava un raggio di sole, che dorava il capo del giovane, e metteva in vista la freschezza bianchissima di sua moglie, e il Bianchini parlò subito degli avvenimenti del 1.º maggio, scherzando, preparato a una scrollata di spalle del figliuolo, che viveva tutto nei suoi studi letterari, incurante d’ogni altra cosa.
— Hai visto — gli disse — hai sentito, ieri sera, quei mascalzoni?...
Il figliuolo rispose con indifferenza. Sì, aveva visto. Era rimasto un’ora sotto i portici della piazza, in fondo, davanti al caffè Rossi. E s’arrestò a quelle parole, come se gli rincrescesse di soggiungere quello che aveva in mente. Ma, domandandogli suo padre che cosa ne pensasse, espresse il pensiero.
— Che cosa vuoi — disse. — Per me.... mi fa pena vedere una società che, quando la gente che la fa vivere domanda un po’ più di benessere e un po’ meno di lavoro, per tutta risposta le mostra le baionette.
Il padre lo guardò con due grandi occhi.
— Capisco — rispose poi — ma lo domandino in un altro modo.
— È un pezzo che lo domandano in un altro modo — osservò il figliuolo sorridendo. — Che cosa hanno ottenuto finora?
Il padre tornò a guardarlo stupito.