P. (pensieroso ma con un sorriso sulle labbra). — Diavolo!... diavolo!... Ed era così buono e affettuoso! Chi gli ha pervertito il cuore?
C. (guardandolo). — Non dico che abbia il cuore pervertito. No. È sempre quello.... in fondo. Non ho da lagnarmi di lui.... da questo lato.
P. — Non ti manca di rispetto? Non s’è mutato con te?
C. — Ma no, nonostante.... perchè puoi immaginare le battaglie che abbiamo avuto e che abbiamo di continuo, a ogni proposito.... No, proprio, a dir la verità, egli ha sempre mantenuto nella contraddizione una buona maniera, una temperanza, dirò anche.... uno spirito di conciliazione.... Perchè di natura è buono. Sto per dire che quanto a bontà.... Tira a convertirmi con la dolcezza, capisci? Ci vuole una bella ingenuità.... e una bella faccia, ti pare?
P. — Ma, in somma, s’è rovinata la carriera: questo è quel che vuoi dirmi.
C. — La carriera per esser giusti, no. Ti debbo dire una cosa, che forse immagini. Tu sai che, se non altro, egli ha il pane assicurato per l’avvenire. Ho voluto che studiasse da avvocato, per avere un titolo. Mi contentò. Ma, ti dico il vero, m’ha sempre spaventato l’idea di vederlo buttarsi alla caccia della clientela in mezzo a una banda di concorrenti affamati. Gli dissi: — non esercitare l’avvocatura; lascerai il posto a un bisognoso; purchè tu studi, purchè ti appassioni per qualche scienza e ti proponga uno scopo alla vita; a me basta. — Ebbene, è questo appunto che mi danna! Che si dia al socialismo uno di quei figliuoli di famiglia spiantati che ci hanno qualcosa da guadagnare e nulla da perdere, lo capisco; ma lui, che non aveva nulla da desiderare, che non può sperare di migliorare la propria sorte.... o come s’è potuto buttare per quella maledetta via? Come s’è potuto dare alla macchia?
P. — Ho capito. Tu volevi almeno che studiasse. E mena una vita scioperata. Il socialismo, per lui, è un pretesto della fannullaggine.
C. — Non dico questo. Eh, se non fosse che lo studiare. Non ha mai studiato tanto. È sempre lì al chiodo, col capo tra i libri e gli opuscoli, che gli fanno un monte sul tavolino, e ne raccatta di nuovi ogni giorno. Si scervella sopra una quantità di quistioni impossibili a risolvere. Questioni utili, non nego, importanti, se si vuole; ma superiori alla sua età, e pericolose, che gli montan la testa. Oh, per questo.... ha delle cognizioni; tanto che mi trovo spesso impacciato a discutere, non perchè mi manchino le buone ragioni, s’intende; ma perchè non so citare le autorità, mi capisci?... E lui cita come un quaresimalista.
P. — E allora?... Ah, ho inteso. Ti spilla molti quattrini!
C. — Molti, no; ma.... troppi.