— No, no, papà! — gridò la signora Giulia quasi piangendo e mettendogli una mano sulla bocca.
Alberto rimase muto, immobile, bianco. Il suocero se n’andò a passi impetuosi in mezzo a un gran disordine, a un mormorio di esclamazioni, di preghiere e di commenti; e un momento dopo, approfittando della confusione che durava ancora, se ne andò anche Alberto, seguito dal ragazzo spaventato e dalla moglie tremante, senza badare a suo padre che lo chiamava, trinciando l’aria con dei gesti di naufrago, fra le condoglianze degl’invitati.
Un giovane perduto.
(Dialogo fra due signori ultra cinquantenni, un cavaliere, e un.... pedone, che si rivedono dopo molti anni, in casa del primo: seduti di qua e di là da un tavolino, sul quale fra due bicchieri a calice, c’è una bottiglia di vin di Madera.)
Pedone (bevendo un sorso). — Mi rallegro, mi rallegro davvero di ritrovarti sano come una lasca. E il tuo figliuolo, che vidi ragazzo? Sarà un uomo. Che cosa fa? L’avrai ancora in casa, m’immagino.
Cavaliere (rannuvolandosi). — Non me ne parlare.
P. (ansioso). — Che cosa vuoi dire?
C. — Cosa voglio dire?... Una cosa che non vorrei dire, caro mio. Tu sai l’adorazione che avevo per quel figliuolo unico; sai quanto ho fatto per dargli una buona educazione, per istillargli dei buoni principî, per metterlo sulla buona via.... Ebbene (emettendo un profondo sospiro), è diventato un socialista!
P. (dà un balzo sulla seggiola; poi, dissimulando un sorriso sotto l’aspetto grave). — O che mi dici?... Era un così buon figliuolo! Vorrai dire: un filantropo, come si diceva una volta; un socialista cristiano, come si dice ora; in somma, un socialista platonico.... andiamo. Ebbene, e con questo? Chi non l’è a vent’anni, ai tempi che corrono?
C. — Ah no, pur troppo, amico mio! È un socialista socialista, un militante, come dicono, un iscritto al partito, un propagandista, un’ira di Dio. Ah, non me ne parlare, te ne prego. Tu tocchi una piaga che sanguina. Un giovane perduto!