P. — Ma dunque?
C. — Ma dunque! Ma lavora a scalzare la società, ma si compromette, ma fa professione d’una dottrina falsa e fatale. Non sai che parla perfino nei comizi?
P. — Poh! Verba volant.
C. — Ma disgraziato! scusa la parola. Ma scrive anche per le stampe! Pazienza se parlasse soltanto. Scrive articoli.... su quei giornali!...
P. — Sciocchezze, m’immagino.
C. (dopo un po’ di esitazione). — Senza dubbio; ma..... Eppure, vedi, a parte le ragionacce.... Anzi, è quello che più m’addolora. C’è qualche cosa in quei deplorevoli articoli ch’io non leggo.... quasi mai. C’è dell’ingegno.... male speso. Ti dirò che, ai primi che lessi, rimasi stupito. Non mi parevano roba sua. Alle scuole non s’era mai distinto. Tu capisci: sono scritti.... notevoli, che rimangono, che gli potranno essere rinfacciati....
P. — Eh, via, non te ne dar pensiero. Sai quello che io penso del tuo figliuolo? Che non è persuaso, come non lo sono tanti altri. Il socialismo ora, per i giovani, è quello che era la lirica in altri tempi. Bisogna che tutti ci passino. È una malattia passeggiera. C’entra in gran parte la vanità, la smania di far l’originale, di ribellarsi a chi li tiene in briglia, e di levar rumore. Io mi son fatto l’idea che il tuo figliuolo è un carattere leggiero e volubile, che rivolterà la giubba tutt’a un tratto, quando meno tu te l’aspetti.
C. (quasi risentito). — Leggiero, volubile! Tu non lo conosci. Ma è la tenacia, è l’ostinazione in carne e ossa, un tutt’altro capo da quello che era. Ma tu non sai che hanno tentato tutti i modi di ricondurlo alla ragione, e parenti, e amici, e persone autorevoli, e.... belle signore, ed è stato come dar del capo in un macigno. Ah, lasciamo questo discorso. Tu non sai i dolori che m’ha dato, e io solo presento quelli che mi darà: È un giovane perduto!
P. — Già, comincio a capire.... anche perchè, m’immagino, vivrà in una classe sociale inferiore, avrà delle cattive pratiche.... Bazzica dei soggettacci, di’ un po’?
C. — Non dico.... Non posso dire, almeno, perchè ne vedrei gli effetti, non è vero? nei suoi sentimenti, nei suoi modi...... anche nel suo linguaggio. Ma, tu capisci: naturalmente, logicamente, per sentimento del proprio decoro, ognuno dovrebbe restringere le proprie amicizie nella classe sociale in cui la sorte l’ha posto. Ma lui! Ma figurati che quando usciamo insieme mi capita qualche volta d’incontrare un gassista con l’accendilume in mano, un muratore con la giacchetta sulle spalle, o anche un ciabattino col grembiule di cuoio, che passandoci accanto, gli dicono: — Buon giorno, buona sera — sorridendo, senza toccarsi il cappello, come a un amicone. Tu intendi: gente che ha conosciuto nelle congreghe.