Intanto, continua pure a mostrarci il pugno: noi continueremo a stenderti la mano. Continua a rallegrarti di tutte le violazioni della libertà che in danno al Partito socialista si compiono: noi continueremo a difendere anche la tua libertà. Continua ad accusarci di non sognar che disordine, violenza e rapina: e il grande movimento evolutivo dell’Idea socialista seguirà il suo corso di fiume enorme che da ogni parte accoglie affluenti e allaga la terra «per deporvi il limo fecondo per la coltura dell’avvenire»; continua a eccitare i tuoi figliuoli a odiarci e a fuggirci: tu potrai strappare dal cuor loro, ma non dal nostro, il sentimento divino della fraternità e la santa speranza d’una società più giusta e d’una età più felice per tutti.

Compagno.

Non sorrida di questa parola, professore egregio; è passato il tempo in cui si poteva ridere dei fatti nostri. Se ella, dotto cultore degli studi storici, vivrà altri cinquant’anni, si potrà fare molto onore, un giorno, studiando come sia sorto e come si sia diffuso tra noi l’uso di quella parola.

Ma è il semplice vocabolo, forse, non l’idea, che fa sorridere, ed ella ci vorrebbe domandare, come gli altri già fecero, perchè abbiamo adottato quello e non altro.

Amici, vorrebbe dire?

Amici si può essere anche dissentendo intorno alle più grandi quistioni che agitano il mondo, e, d’altra parte, noi siamo tanto numerosi, anche in una città sola, da non poterci più chiamare propriamente con quel nome.

Fratelli?

Con questa parola non ci possiamo distinguere e riconoscere, perchè per noi tutti gli uomini sono fratelli.

Camerati?

È in uso tra la «forza armata», e nostro supremo desiderio e nostra ferma fede è di non aver mai ad usare altra forza che quella della parola.