Ecco una famiglia quale ve n’ha mille oramai e ve ne avrà migliaia fra pochi anni.
I legami dell’affetto non si sono allentati; ma la bella armonia delle conversazioni intime e liete non v’è più. Vi entrò la nuova Idea e v’accese la discordia tra il padre e il figliuolo, tra la figliuola e la madre, e turbò i sonni di tutti. Le conversazioni si son mutate in discussioni, in cui risuonano parole insolite e proposizioni temerarie, che le persone di servizio ascoltano dilatando gli occhi e commentano vivamente tra di loro, parteggiando pei ribelli. Ogni giorno, sotto mille forme, la questione eterna risorge. Lo studente adduce argomenti economici e cifre; la fanciulla ragiona, in nome d’una pietà vasta e nuova, che abbraccia milioni d’uomini sconosciuti, e che la vecchia madre non comprende. In parte, la comprende il padre, o qualche cosa approva e concede, ma alle ultime conclusioni resiste con fermezza ostinata, e, incalzato, si sdegna e disdice ciò che ha concesso, e tronca la disputa con minaccie e rimproveri amari; mentre la sua compagna fissa in silenzio i figliuoli, dondolando il capo con tristezza, turbata al presentimento d’un avvenire sinistro. Nelle controversie sempre rinascenti cozzano l’egoismo paterno e la generosità umana, la verità di ieri che si va cangiando in menzogna, l’utopia d’oggi che sarà verità domani, le forze tenaci dell’interesse, le forze impetuose dell’amore, le paure della vecchiezza per cui l’avvenire non è che minaccia, le virili baldanze della gioventù per cui l’avvenire è tutta speranza. Chi ci ha mutato i figliuoli? — dicono i vecchi fra due sospiri, — e passano in rassegna sospettosa gli amici e i conoscenti, non pensando che l’idea non entra nelle case per la porta, ma per le finestre, con le ondate d’aria e i raggi del sole. Qua e là, pei tavolini e sugli scaffali, appaiono libri nuovi, dai titoli strani, in cui ricorre sempre la parola malaugurata, e la madre li guarda senza toccarli, e il padre n’apre uno ogni tanto, ma lo richiude, corrugando la fronte. Ahimè! i libri: un altro argomento di discordia che salta su, tra la minestra e le frutta, ogni giorno. Scrittori che erano come i santi domestici, ai quali si rendeva un culto concorde, son tirati giù l’un dopo l’altro dall’altare; i figliuoli li accusano di indifferenze e di silenzi colpevoli, di idee monche e di sentimenti angusti. Essi vanno scoprendo che la vecchia biblioteca è piena di menzogne, di pregiudizi barbarici, di sentenze ingiuste e stolide, accettate senza esame e ripetute macchinalmente come ritornelli di canzoni imparate dai bimbi. Ma neppur sull’amore di patria il vecchio patriota e i figliuoli non s’intendono più; quel grande amore, in questi, non ha più per oggetto simbolico l’antica bella donna superba, con la corona in capo e la spada in pugno, fiorente di una salute alla più parte dei suoi figli negata: ma si espande sopra una moltitudine immensa di creature umane, povere e stanche, che pregano, si lamentano e fremono; dalle quali il pensiero del vecchio, infiacchito dagli anni, rifugge diffidente e sgomento. E cent’altre parole usuali, in casa sua, par che abbiano acquistato un secondo senso, che non significhino più per i figli la medesima idea che per lui. S’è alterata la loro ragione? S’è pervertito il loro animo? Padre e madre, su questo punto, vivono in una incertezza dolorosa. Sì, dell’una e dell’altra cosa son certi, se badano al fondo dei loro discorsi: le idee sono insensate e funeste; chi ne può dubitare?... Ma ciò che li fa dubitare è il fremito vivo e sincero delle loro indignazioni, è l’accento amoroso e profondo della loro pietà, è la forza virile della loro persuasione, è la pertinacia infaticabile con cui ripetono senza fine le stesse ragioni, rincalzate ogni giorno da nuovi consensi inaspettati d’autorità rispettabili, è la bella luce intellettuale che lampeggia sulla loro fronte, è un non so che di sicuro, di indomato, di grande, che si sente confusamente nella concitazione disordinata, della loro eloquenza provocatrice. Così è. In quei momenti il giovinetto sembra un uomo e la signorina è più bella, e i loro visi accesi son come coloriti dal riflesso di un’aurora, che vedono essi soli. Con quelle idee, però, l’uno non farà carriera, l’altra resterà ragazza. E questo è il pensiero che affligge più forte le due canizie. — A questa vecchiaia eravamo riserbati! — si dicono, e non vi si sanno rassegnare....
Eh! buoni vecchi, non sapevate che eterna è la lotta fra la vecchiaia e la giovinezza, che la casa è il piccolo campo su cui principiano in scaramucce tutte le grandi battaglie sociali, che altri padri, altre madri hanno sofferto, tremato, lottato prima di voi, che ogni nuova Idea costò alla famiglia affanni e terrori, perchè la famiglia pure è un organismo che non concepisce senza turbamenti e non partorisce senza spasimo? Fatti coraggio, buon vecchio: per la tua figliuola e per quelle che la somigliano sorge una nuova generazione di giovani magnanimi, che disprezzano le donne da cui non sono compresi, e adorano quelle che a te paion fuorviate: la tua figliuola sarà adorata da un uomo degno dell’anima sua, e dal pieno e possente amor loro nasceranno dei figli superbi. E tu, povera donna, che vegli fino a mezzanotte, col cuore trepidante, aspettando il figliuolo che andò alla Sede dei Lavoratori, datti pace; non gli far rimproveri quando apparirà sull’uscio; accoglilo dolcemente: egli ritorna a te più buono, più onesto, più nobile di quand’è partito; egli porta nella mente un’idea che gli illumina la vita e nel cuore una speranza che gli fa amare il mondo. Datti pace: egli non sarà fortunato, forse: ma non sarà egoista, non adorerà il danaro, non opprimerà i deboli, non rimpiangerà un passato nefando per paura d’un avvenire che il mondo invoca. E non raccomandarti, come fai ogni sera, a quella piccola immagine di Cristo crocifisso che pende a capo del tuo letto, perchè ti converta il ribelle. Se quel crocifisso si staccasse dalla croce e scendesse un momento, grande e vivo, in mezzo a voi due, non sarebbe la tua fronte quella che sentirebbe per la prima la dolce carezza della sua mano trafitta.
Il partito socialista.
A un piccolo borghese liberale.
Tu detesti il partito socialista: ma tu vuoi l’istruzione, vuoi l’incivilimento della moltitudine perchè comprendi che la civiltà ora è composta d’un piccolo numero d’uomini civili e d’un armento infinito di pecore. Ebbene, rifletti un po’. Questo partito che si rivolge alla moltitudine incolta e inerte, intorpidita da secoli di schiavitù, ignorante a un tempo dei suoi diritti e dei suoi doveri, e le dissuggella gli occhi, la scrolla, le soffia nella mente e nel cuore, le grida continuamente: — Svegliati, pensa, impara, dirozzati, migliorati, organizzati, fa il tuo bene da te stessa, affrancati da una tutela che ti terrà perpetuamente nell’oscurità e nell’impotenza, — questo Partito, pure condannandolo per altri rispetti, tu lo dovresti ringraziare, se non altro, in nome della civiltà e della dignità umana.
Tu hai in orrore la dottrina socialista; ma tu vuoi la moralità in alto come in basso, la giustizia per tutti, una classe dirigente illuminata, generosa, fautrice del progresso e della prosperità pubblica. Ebbene, questo Partito, che con l’occhio vigile sulla politica, sull’amministrazione, su tutte le forme del lavoro, su tutte le funzioni dell’organismo sociale, continuamente e infaticabilmente, senza riguardi e senza paure, rivela miserie, denuncia ingiustizie, mette a nudo corruzioni, smaschera imposture, combatte false idee ereditarie e pregiudizi barbari e privilegi iniqui, e incalzando e tormentando con mille stimoli l’egoismo e l’inerzia della classe privilegiata la costringe a discutere, a difendersi, a concedere, a promettere, a fissare lo sguardo, se non altro, sulle miserie e sui dolori umani, onde i migliori n’abbiano almeno pietà e i peggiori almeno paura; questo Partito, credilo, esercita un’azione benefica, della quale — se cessasse domani — avvertiresti la mancanza tu stesso con un senso di rammarico e di sgomento.
Tu hai il socialismo in orrore; ma tu vorresti che la gioventù, che il popolo avesse nell’animo un alto ideale, che i collegi elettorali non fossero mercati in cui spadroneggia chi ha più danaro e meno coscienza, che i rappresentanti della nazione cessassero d’essere servitori e sensali degli elettori che hanno comprati e che disprezzano. Ebbene, questo Partito, a cui accorrono giovani d’ogni classe, senz’altro vantaggio personale prossimo nè remoto, anzi con la certezza di persecuzioni e di danni immediati o futuri; questo Partito che, solo, dà in qualche luogo l’esempio confortante d’un povero lavoratore senza un soldo, più pauroso che desideroso d’essere eletto, il quale vince nella lotta un ambizioso potente che ha dalla parte sua tutte le forze dell’autorità, della clientela e dell’oro; questo Partito che respingendo blandizie, promesse e favori di chi ha tutto e può tutto, manda al Parlamento dei deputati che non hanno nulla, che non gli promettono nulla, che nulla possono fare nemmeno per il più umile dei loro elettori, che non faranno mai altro per tutti che lanciare in loro nome delle proteste soffocate dagli urli della maggioranza e dai presagi d’un avvenire migliore, accolti con risate di scherno da tutti i soddisfatti del presente; questo Partito, credilo, è l’unico che rappresenti ancora la giovinezza, la poesia, l’entusiasmo della nazione; e se queste cose tu ami, come lo affermi, dovresti dire di lui quello che il Voltaire disse di Dio: — che bisognerebbe inventarlo se non esistesse.
Infine, tu vedi nel socialismo una calamità pubblica: ma tu desideri la pace, tu vivi nel timore continuo d’una guerra che darebbe il crollo all’economia nazionale e che porterebbe forse tuo figlio a morire in una guerra lontana per una causa ripugnante alla tua ragione e al tuo cuore. Ebbene, questo Partito che, mentre principi e governi si gridano a vicenda, con simulata mansuetudine, parole d’amore e di pace, ma senza smettere mai d’apparecchiare le armi, senza spogliarsi d’un solo dei pregiudizi, senza rinunciare a una sola delle ambizioni, da cui può erompere da un momento all’altro la guerra, questo Partito che diffonde ed afforza nei popoli il sentimento d’una fratellanza nuova; fondato sui veri ed eterni interessi di ciascuno e di tutti, così che a ogni ombra di pericolo che sorga fra due nazioni milioni di cuori gridano dalle due parti: — No, giù le armi, la causa per cui si vuol combattere non è la nostra; mente chi afferma che ci odiamo, ci tradisce chi ci vuol condurre al macello, noi siamo fratelli nel lavoro e nella fede, e la bianca bandiera dell’avvenire è per tutti una sola; — questo Partito, al quale si deve forse che non sia scoppiata ancora in un quarto di secolo e che non scoppi mai più una guerra fatale che coprirebbe di sangue e di rovine l’Europa, questo Partito, credilo, non è una calamità, ma una benedizione, e invece di mostrare il pugno, dovresti mandare un bacio alla sua bandiera.
E un giorno, forse, tu lo farai.