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V’è poi nelle classi colte una categoria a parte di avversari nostri, specialmente di personaggi in vista, fini d’ingegno ed elastici di coscienza, i quali combattono il socialismo; ma spiando l’orizzonte e fiutando il vento. Sono professionisti, scienziati, scrittori, uomini politici, persuasi, in fondo, della inevitabilità di un grande mutamento di cose; ma persuasi a un tempo che, per ora, è loro più utile combatterlo che secondarlo. Lo combattono però con gli opportuni riguardi per non precludersi la via al gran passaggio che si propongon di fare al momento propizio. Accarezzano con una mano il proletariato, ma lisciando con l’altra la borghesia! Parlano dell’affratellamento delle classi, ma senza dire qual sia la prima che deve tender le braccia; inneggiano all’avvenire migliore, ma senza determinare in che cosa esso debba diversificar dal passato; approvano le leggi eccezionali, ma a condizione che siano «applicate» con delicatezza. Così potranno dire un giorno d’esser fautori antichi delle nuove idee e d’aver cooperato al loro trionfo. V’è nella pelle di ciascuno di questi borghesi un socialista rimpiattato, pronto a saltar fuori; il quale, quando vanno in piazza, fa capolino, e quando entrano in un salotto si aggomitola. Ma salterà tutto fuori fra non lungo tempo, non dubitare, e senza aspettare scioccamente l’ultima ora. Chi sa quanti di costoro volgono già in mente degli eloquenti opuscoli di propaganda diretti a convincere o a vituperare gli ultimi renitenti ostinati! E sarà un bello spettacolo in quel tempo una furia di conversazioni inaspettate, una baldoria di coscienze rifatte, un carnevale di trasvestimenti e di trasformazioni e di giravolte da superare in grandiosità e in lepidezza quanto si è veduto al mondo finora.

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Così è. I nemici del socialismo, gli ostacoli che gli attraversano il cammino, giudicati dai più così formidabili, son tali in apparenza più che in realtà. È un sistema di vecchie fortezze disposto in maniera che, caduta l’una, le altre non reggono; un esercito scrivente e parlante, composto in gran parte di penne mercenarie che non hanno forza alcuna sui cuori e sulle coscienze; una confederazione d’interessati, ai quali non rimane più un solo grande principio, dietro a cui nascondere la difesa dei propri interessi; e serrata intorno a loro, una moltitudine d’infingardi e di abbrutiti incapaci di difenderli, e, mescolati a questa moltitudine, gran numero di astuti che covano già in cuore il tradimento. La prova che, sentendosi deboli, sono sgomenti, è che non han nemmeno l’elementare prudenza di difendersi con delle concessioni ragionevoli e di fare il loro festino con un po’ di modestia: negano più avaramente che per il passato e fanno un carnevale provocatore. A loro conviene veramente quella similitudine di Louis Blanc che paragona la società del suo tempo a Luigi XI nei suoi ultimi giorni, quando si sforzava di sorridere, di dissimulare il suo pallore, di non vacillare camminando, e diceva al suo medico: — Ma guardate! io non sono mai stato così bene. — Così la società d’oggi, dice egli, si sento morire e nega la sua decadenza. Circondandosi di tutte le menzogne della sua ricchezza, di tutte le pompe vane d’una potenza che svanisce, essa afferma puerilmente la sua forza e, nell’eccesso medesimo del suo turbamento, si vanta. I privilegiati della civiltà moderna somigliano a quel fanciullo spartano che sorrideva, tenendo nascosta sotto la veste la serpe che gli rodeva le viscere. Essi pure mostrano un viso ridente, e si sforzano d’esser felici; ma l’inquietudine sta nel cuore e li rode. — Ma già neppure più sorridono: gridano il socialismo barbarie, chiamano i socialisti malfattori, bestemmiano la libertà, si raccomandano a quel Dio in cui non credono. La malattia volge al suo termine quando incomincia il delirio.

Ecco la verità consolante.

Ed ora ti saluto, giovine compagno, e ti esorto a procedere serenamente e nobilmente sulla via.... del domicilio coatto.

Obiezioni al socialismo.

Molti avversari dichiarati del socialismo sono fautori di una tassa fortemente progressiva, qual’è nel «programma socialista minimo», e presagiscono che questa tassa, fra cinquant’anni, sarà in vigore in tutti gli Stati civili; oppure propugnano la necessità d’un’imposta proporzionale sulle successioni, diretta a vantaggio esclusivo delle classi lavoratrici, la quale costituisca una specie di diritto successorio per tutti coloro che non hanno alcuna successione da attendere, rendendo obbligatorio per tutti i ricchi quello che ora non è che spontaneo atto di carità di qualcuno.

Altri dicono, come il Richet: — Non crediamo nel socialismo; ma prevediamo che, per effetto della progressiva inevitabile diminuzione del valore del capitale (prodotta da un complesso di cause che dimostriamo), sarà un giorno quasi soppresso il capitalista; poichè per avere una rendita corrispondente al guadagno accresciuto del lavoratore, occorrerà un capitale così ingente, che saranno un’eccezione minima quelli che potranno vivere senza lavorare.

Dicono altri come il Secrétan: — Noi non siamo socialisti; ma pensiamo che le associazioni operaie si svolgeranno fino a un punto in cui coordinandosi tutte in una vasta associazione nazionale, si troveranno in grado di riscattare dai capitalisti tutti quanti i mezzi di produzione e di attuare un sistema che ripartirà più largamente e più equamente fra tutti i suoi lavoratori la somma delle ricchezze sociali.