L’ambasciatore domandò perchè.
—Perchè,—rispose Sidi-Abd-Allà corrugando i suoi grandi sopraccigli neri,—la mia casa non è sicura.
Nientemeno! pensammo noi. A due miglia di distanza! Che delizia di mestiere ha da essere quello di governare i Beni-Hassen!
L’Ambasciatore acconsentì; Sidi-Abd-Allà gli prese la mano e se la strinse sul petto con una energica espressione di gratitudine. Ciò fatto, voltò il cavallo, e quella turba variopinta, cenciosa, terribile, slanciati i cavalli a briglia sciolta, in pochi momenti non fu più che un nuvolo di polvere all’orizzonte.
NOTE:
[1] Si chiama duar un accampamento d’arabi.
SIDI-HASSEM
La provincia dove stava per entrare la carovana, era una specie di colonia, divisa in poderi fra un gran numero di famiglie di soldati, in ognuna delle quali il servizio militare è obbligatorio per tutti i figli maschi; anzi ogni figliuolo nasce, per così dire, soldato, serve, come può, fin dall’infanzia, e riceve una paga fissa prima di essere in grado di maneggiare il fucile. Di più queste famiglie militari vanno esenti dalle imposte, e la loro proprietà è inalienabile fin che esiste la progenitura mascolina. Costituiscono perciò una milizia regolare, disciplinata e fedele, colla quale il governo può tranquillamente divorare, giusta l’espressione del paese, una qualunque provincia ribelle senza temere che gli ciurli nel manico; e si potrebbe dire una milizia d’esattori, che rende al governo assai più di quello che gli costa, poichè nel Marocco l’esercito serve specialmente alle finanze, e l’ordigno principale della macchina amministrativa è la spada.
Appena oltrepassato il confine dei Beni-Hassen, si vide lontano uno stormo di cavalieri che venivano di galoppo verso di noi, preceduti da una bandiera verde.