Cosa insolita, erano schierati in due lunghissime linee, l’una dietro l’altra, cogli uffiziali dinanzi.
A venti passi da noi, si arrestarono bruscamente tutti in un punto.
Il loro comandante, un grosso vecchio dalla barba bianca, d’aspetto benevolo, con un turbante altissimo, porse la mano all’ambasciatore dicendo:—Siate il benvenuto! Siate il benvenuto!—e quindi a noi:—Benvenuti! Benvenuti! Benvenuti!
Ci rimettemmo in cammino.
I nuovi cavalieri erano molto diversi dai Beni-Hassen. Avevano i vestiti più puliti e le armi più lucide; quasi tutti gli stivali gialli, ricamati di filo rosso; le sciabole col manico di corno di rinoceronte, le cappe turchine, i caffettani bianchi, le cinture verdi. Molti eran vecchi, ma di quei vecchi pietrificati, per i quali pare che sia cominciata l’eternità; parecchi giovanissimi; due, fra gli altri, non più che decenni, belli, pieni di vita, che ci guardavano con un’aria sorridente come per dire:—Via, non siete poi quelle faccie patibolari che c’eravamo figurate!—V’era un vecchio nero di tale statura, che, stendendo le gambe fuori dalle staffe, avrebbe quasi toccato terra coi piedi. Uno degli uffiziali aveva le calze.
Dopo mezz’ora di cammino, incontrammo un altro drappello, colla bandiera rossa, comandato pure da un vecchio caid, che s’unì al primo; e via via, andando innanzi, altri gruppi di quattro, otto, quindici cavalieri, ognuno colla bandiera, che vennero tutti a ingrossare la scorta.
Quando la scorta fu completa, cominciarono le solite cariche.
Si vedeva ch’eran soldati regolari: si raggruppavano e si scioglievano con più ordine di tutti quelli che avevamo visti fino allora. Facevano un nuovo gioco. Uno si slanciava innanzi a briglia sciolta; un altro dietro subito ventre a terra. A un tratto il primo si rizzava sulle staffe, si voltava indietro con tutto il busto e sparava il fucile nel petto a quello che l’inseguiva, il quale, nello stesso punto, scaricava una fucilata a lui contro il fianco, in modo che se si fossero tirati a palla, sarebbero tutti e due precipitati di sella morti nello stesso momento. A uno, andando di carriera, il cavallo gli cadde sotto, e lo sbalzò al di sopra della sua testa ad una tale distanza, che per un momento credemmo che si fosse ammazzato. Quello invece, in un batter d’occhio, risaltò in sella e tornò alla carica più indiavolato di prima. Ognuno lanciava il suo grido.—Guardatevi! Guardatevi!—Siate tutti testimoni!—Son io!—Ecco la morte!—Meschino me! (uno a cui era mancato il colpo)—Largo al barbiere!—(Era il barbiere dei soldati)—E un altro gettò questo curioso grido:—Alla mia dipinta!—che fece ridere tutti i suoi compagni. Gl’interpreti ci spiegarono che voleva dire: alla mia amante che è bella come se fosse dipinta; cosa strana per gente che non solo ha in orrore la pittura di figura, ma non ne ha neppure un’idea chiara. I due ragazzi fecero una carica insieme gridando:—Largo ai fratelli!—e spararono in terra curvando la testa fin quasi a toccare la sella.
Così arrivammo in vicinanza della cuba di Sidi-Hassem, dove si doveva piantare il campo.