Lo sconosciuto rimase qualche momento senza parola, colla bocca aperta e cogli occhi spalancati; poi cominciò a contrarre il viso, a tremar tutto, a guardar or l'uno or l'altro con un'espressione di angoscia; in fine gettò un grido doloroso e si precipitò giù per le scale.

Gli si slanciarono dietro, volava, non lo raggiunsero.

Si può immaginare la curiosità, la trepidazione, i sospetti, che la visita inaspettata di quell'uomo dovette far nascere. Per parecchi giorni non si pensò e non si parlò d'altro; chi consigliava di riferire il fatto alla Polizia, chi di andare in traccia dello sconosciuto per la città, chi di ricominciare le ricerche intorno alla famiglia di Camilla. Quando una sera, che c'era il medico, e si discorreva sull'argomento solito, sentirono picchiare all'uscio, e dopo un poco la voce della donna di servizio che diceva dall'altra stanza: — Signori, vengano un momento loro: io ho paura. —

Tutti accorsero: era lo sconosciuto, più pallido e più malandato che la prima volta, coi panni che gli cadevano a brandelli.

— Che volete qui? — gli domandarono.

Egli fissò la signora con tanto d'occhi, come se non l'avesse mai vista, e disse:

— Son loro i signori***?

— Sì, ve l'abbiamo già detto, — rispose la signora.

— Una volta — continuò egli — serviva qui una giovane, che si chiamava Camilla, e che è morta?

— O non vi si è già detto? — esclamarono tutti meravigliati.