Gli domandarono che cosa voleva.
Egli guardò intorno con un'aria attonita, come se riconoscesse la casa, e mostrando un foglietto di carta che teneva in mano, domandò umilmente:
— Son loro i signori***? —
Gli risposero di sì.
— Una volta — continuò egli — serviva qui una giovane, che si chiamava Camilla, e che è morta.
— Che è morta, — rispose la signora fissandolo.
— E.... — domandò il giovane con voce commossa — com'era caduta?
— Com'era caduta? — ripeterono tutti maravigliati.
— O non è morta, — riprese il giovine, mostrando di nuovo la lettera; — non è morta per conseguenza d'una caduta dalla finestra.... ed ebbe appena il tempo di scrivermi?
— Che! — rispose la signora; — è morta d'una malattia nervosa, la povera giovane; una malattia che la fece soffrire tanto tempo, morta quasi di consunzione, per un grande spavento che si dice avesse avuto non si sa quando; una disgrazia, che so? qualche terribile caso di certo; — e lo guardava fisso.