Una mattina, con grande stento e con molta segretezza, scrisse una lettera. La signorina se n'accorse, e le disse di dargliela che l'avrebbe fatta portare alla posta. Camilla ricusò, e la pregò invece di far venir la portinaia, che non sapeva leggere. La portinaia venne, e Camilla le mise la lettera in tasca, facendosi promettere che l'avrebbe gettata in buca senza far vedere l'indirizzo a nessuno.
Intanto andava sempre più perdendo le forze, e il medico non le dava più che pochi giorni di vita. Una sera, presa da que' soliti accessi di febbre nervosa, dopo lunghi spasimi, ma colla mente serena e presente a sè stessa fino all'ultimo momento, morì. Le ultime sue parole, colle quali parve che volesse svelare qualcosa, non furono intese.
Fu convenuto allora di far nuove ricerche intorno alla famiglia, per poterle almeno mandare la roba della giovane, non perchè si credesse che i suoi parenti l'avrebbero in alcun caso richiesta per ciò che valeva, ma perchè si supponeva che avrebbero avuto caro quel ricordo. Si scrisse, si fece domandare, investigare; infine si pensò di aprire il suo baule per vedere se ci fosse qualche lettera, o appunto, o indizio qualsiasi di dove fosse nata e da chi. Il baule fu aperto in presenza del medico e di tutta la famiglia. La signora tirò fuori ad uno ad uno i panni e la biancheria. In fondo, in mezzo a due o tre involti, si trovò una lettera aperta. La signora la prese e la lesse: erano poche righe scritte da Camilla; una lettera cominciata e lasciata a mezzo, senza intestazione. Diceva: “... Dopo quel giorno io son sempre stata male, perdevo le forze e non reggevo più ai lavori di campagna. Per questo in casa mi trattavano con cattivi modi e mi dicevano che non ero più buona a nulla; e spesso anche mi rinfacciavano il tuo caso, e mi facevano capire che sospettavano di me, che io ti avessi consigliato. Questo sospetto finì di togliermi il coraggio, e loro mi avrebbero forse cacciata di casa, perchè ero inutile; ma io presi la risoluzione di andare a servire in città, e speravo di trovare qualche buona famiglia che avesse compassione del mio stato, e mi pigliasse in casa per i servizii che non vogliono tanta fatica; e poi non potevo più stare in quella casa dopo quello che era accaduto, perchè mi faceva paura, e soffrivo troppo. Ora eccomi qui in città e ho trovato una buona famiglia: ma non dico nulla a nessuno, e non dirò mai nulla; solamente a pensare che qualcuno lo sappia mi pare che avrebbero orrore di me che non ci ho colpa; e non voglio nemmeno che a casa abbiano mie notizie: io gli perdono, ma mi hanno trattato troppo male a lasciarmi andar via sola, malata com'ero, e senza protezione....„
— C'è dell'altro scritto, — osservò il medico.
La signora voltò il foglio; c'era in fatti qualche riga, in fondo a una pagina piena di cancellature, che nascondevano affatto lo scritto: “Io ho poi fatto un involto di quel vestito e per levarmelo d'innanzi agli occhi l'ho cacciato in fondo al baule. Sono passati tanti mesi e sempre mi pare d'avercelo messo ieri, e non ho più avuto il coraggio di toccarlo; che appena a stender la mano mi sento tremare tutta, e quasi mi mancano le forze....„
— Vediamo l'involto, — disse la signora riponendo la lettera; e tirò fuori dal baule un involto fasciato di carta. Stracciò la carta e n'uscì un vestito di donna.
— Che cos'è questo? — gridò spaventata la signora, guardandolo da tutte le parti.
Il medico si mise gli occhiali, prese il vestito, lo guardò qua e là attentamente, e lasciandolo cadere in terra, disse: — È macchiato di sangue. —
Questa scoperta diede luogo a un'infinità di congetture e di sospetti; ma non rischiarò punto il mistero. La famiglia, d'altra parte, non fece altre ricerche; e a poco a poco lasciò cadere la cosa in dimenticanza. Quando una sera tardi — circa un anno dopo che avevano aperto il baule — si presentò all'uscio uno sconosciuto chiedendo di parlare alla signora.
La signora lo ricevette nell'entrata, insieme con suo marito e i suoi figliuoli. Era un giovane sui venticinque anni, pallido, meschinamente vestito, coi capelli lunghi, d'un aspetto dimesso come un povero; ma con cert'occhi che non ispiravan punto fiducia.